Chiedete a un business angel di Milano e a uno di San Francisco cosa ottengono dal fisco quando finanziano una startup: le risposte non potrebbero essere più diverse. L’italiano recupera una parte dei soldi già con la dichiarazione dei redditi. L’americano, se l’azienda va bene, può non pagare nulla sulla plusvalenza, ma solo anni dopo, quando vende.
Quest’anno la distanza si è allargata. L’incentivo principale italiano è congelato da gennaio, mentre gli Stati Uniti avevano già reso il loro più generoso a luglio 2025. Qui sotto: cosa offre oggi ciascun paese, le trappole da conoscere e perché tutto questo conta quando in un round entrano soldi italiani e americani. Una premessa: sono informazioni generali, e sul vostro caso l’ultima parola spetta al commercialista.
In breve
- In Italia l’incentivo che funziona nel 2026 è la detrazione del 65% in de minimis: fino a 100.000 euro investiti all’anno in una startup innovativa, con almeno tre anni di mantenimento.
- La classica detrazione del 30% è ferma per gli investimenti fatti dal 1° gennaio 2026, in attesa di una nuova autorizzazione della Commissione europea.
- Negli Stati Uniti le azioni emesse dopo il 4 luglio 2025 possono essere esenti al 50%, 75% o 100% sulla plusvalenza dopo tre, quattro o cinque anni, fino a 15 milioni di dollari per società.
- Una S.r.l. italiana non può emettere QSBS e una società del Delaware non può essere una startup innovativa italiana: decide il paese in cui l’azienda è costituita.
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Italia: cosa funziona ancora nel 2026
L’incentivo davvero utilizzabile quest’anno è quello in de minimis. Una persona fisica che investe in una startup innovativa, iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese, può detrarre il 65% della somma dall’Irpef. Il tetto è di 100.000 euro investiti per periodo d’imposta, quindi il risparmio massimo è di 65.000 euro, e le quote vanno tenute per almeno tre anni.
Le carte da fare sono da entrambe le parti. La startup deve essere ancora entro i primi tre anni dall’iscrizione e deve presentare l’istanza sulla piattaforma del MIMIT prima che arrivino i soldi, non dopo. L’investitore indica la detrazione nella dichiarazione dei redditi. E se la detrazione supera l’imposta dovuta? La parte che avanza diventa un credito d’imposta. Due limiti da ricordare: ogni startup può ricevere al massimo 300.000 euro di questo tipo di aiuto in tre anni, e chi supera un quarto del capitale resta fuori.
L’anno scorso sono cambiati due dettagli. L’aliquota era del 50% fino alla fine del 2024 ed è salita al 65%. E le PMI innovative, che prima rientravano, sono state escluse: contano solo le startup innovative. Se state ancora capendo quali fondi pubblici fanno al caso vostro, la nostra guida a Smart&Start Italia racconta il programma principale per i team agli inizi.
La detrazione del 30% è ferma
Nell’ecosistema quasi tutti sono cresciuti con un altro incentivo: il 30% di detrazione su investimenti fino a un milione di euro l’anno per le persone fisiche, e una deduzione del 30% dal reddito imponibile, fino a 1,8 milioni, per le società. Stesso vincolo di tre anni. La norma è ancora lì. Quello che manca è Bruxelles: l’autorizzazione sugli aiuti di Stato copriva il periodo dal 2017 all’ultimo giorno del 2025, e non è stata rinnovata.
A giugno il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha detto che l’Italia aveva avviato la notifica di una nuova versione alla Commissione, con l’idea di farla valere dal 1° gennaio 2026. A inizio ottobre non risultava ancora approvata. Il quadro quindi è semplice, anche se un po’ frustrante: chi ha investito entro il 31 dicembre 2025 conserva il 30%, tutto il resto è in sospeso.
Stati Uniti: il QSBS dopo luglio 2025
Dall’altra parte dell’oceano la logica è rovesciata. Nessuno detrae niente quando firma l’assegno. Il premio arriva all’uscita: secondo la Section 1202 del codice tributario, le plusvalenze sulle qualified small business stock (QSBS) possono essere esenti in parte o del tutto. La legge di bilancio americana firmata il 4 luglio 2025 ha reso l’incentivo più ricco per le azioni emesse dopo quella data.
- Dopo tre anni è esente metà della plusvalenza. Dopo quattro, tre quarti. Dopo cinque, tutta.
- Ogni investitore può escludere fino a 15 milioni di dollari per società, oppure dieci volte quanto ha investito se la cifra è più alta. Dal 2027 il tetto segue l’inflazione.
- Al momento dell’emissione la società non può avere più di 75 milioni di dollari di attivo lordo. Prima il limite era di 50 milioni.
Le azioni più vecchie, emesse entro il 4 luglio 2025, restano con le regole di prima: nessuna esenzione prima dei cinque anni, tetto di 10 milioni, attivo massimo di 50 milioni. Alcune cose invece non sono mai cambiate. Chi emette deve essere una C corporation americana. Le azioni vanno comprate direttamente dalla società, non da un altro socio. La maggior parte dell’attivo deve servire un’attività operativa. E interi settori sono esclusi, dalla consulenza alla finanza, fino a studi legali, contabilità e sanità. Un ultimo dettaglio: è un incentivo federale, e la California non lo riconosce.
Italia e Stati Uniti a confronto
| Italia (startup innovative) | Stati Uniti (QSBS) | |
|---|---|---|
| Come funziona | Detrazione del 65% sulla somma investita | Esenzione della plusvalenza alla vendita |
| Quando ne beneficia l’investitore | Nella dichiarazione dell’anno dell’investimento | Alla vendita, dopo tre-cinque anni |
| Tetto | 100.000 euro investiti all’anno | Il maggiore tra 15 milioni di dollari e 10 volte l’investimento, per società |
| Mantenimento minimo | 3 anni | 3 anni per il 50%, 5 anni per il 100% |
| Chi può emettere | Startup innovative italiane nei primi 3 anni | C corporation americane con attivo lordo fino a 75 milioni di dollari |
| Esclusioni principali | Partecipazioni oltre il 25%, startup oltre il terzo anno | Consulenza, finanza, servizi legali, sanità e altri settori di servizi |
Cosa significa per chi raccoglie tra Italia e Stati Uniti
Il primo punto riguarda la struttura. Una S.r.l. o una S.p.A. italiana non può emettere QSBS, perché la norma vale solo per le società americane. E una C corporation del Delaware, a sua volta, non può iscriversi come startup innovativa italiana. È quindi il paese in cui l’azienda è costituita a decidere quale incentivo possono usare i suoi investitori.
La cosa pesa quando in un round entrano investitori diversi. Un angel americano che finanzia un’azienda italiana non avrà il QSBS, e un angel italiano che investe in una capogruppo americana non avrà il 65%. Se pensate a una holding negli Stati Uniti più avanti, coinvolgete i consulenti presto: cambiare struttura dopo un round costa caro e ha effetti fiscali propri.
Il secondo punto sono i tempi. Con il 30% fermo, gli investitori italiani che ci contavano potrebbero aspettare o mettere assegni più piccoli. Se la vostra startup ha i requisiti per il 65%, presentate l’istanza sul portale del MIMIT prima del closing, non dopo: senza istanza niente detrazione. La nostra guida alla raccolta di capitali in Italia passa in rassegna le altre fonti e l’ordine in cui di solito i fondatori le affrontano.
Il terzo punto è il modello di business. Entrambi i sistemi escludono le aziende che fanno soprattutto consulenza, quindi una startup costruita attorno a servizi di consulenza rischia di non avere né l’uno né l’altro.
Nel 2026 si può ancora avere la detrazione del 30% per una startup italiana?
Non per gli investimenti fatti dal 1° gennaio 2026, almeno finché la Commissione europea non approva un nuovo regime. L’Italia ha avviato la procedura a giugno 2026. Chi ha investito entro il 31 dicembre 2025 conserva il beneficio.
Quanto si risparmia con la detrazione del 65% in de minimis?
Fino a 65.000 euro l’anno, perché la detrazione si applica al massimo a 100.000 euro investiti per periodo d’imposta. Le quote vanno tenute per almeno tre anni.
Una società italiana può avere il QSBS?
No. Il QSBS vale solo per le azioni di una C corporation americana, quindi le quote di una S.r.l. o di una S.p.A. italiana non rientrano.
Cosa è cambiato per il QSBS a luglio 2025?
Per le azioni emesse dopo il 4 luglio 2025 una parte della plusvalenza può essere esente già dopo tre anni invece di cinque, il tetto è salito a 15 milioni di dollari e il limite di attivo a 75 milioni.
Adaxit
Adaxit affianca i fondatori nella raccolta di capitale e nell’ingresso in nuovi mercati, tra l’Italia, il resto d’Europa e gli Stati Uniti.
Fonti
- MIMIT, Incentivi de minimis per le startup innovative, aggiornato il 22 settembre 2026
- Camera dei deputati, Start-up e PMI innovative, aggiornato il 2 dicembre 2025
- Startup News Italia, Accordo Italia-UE sul bonus 30%, 29 giugno 2026
- srlonline, Detrazione investimenti startup 2026: cosa resta, aggiornato il 2 ottobre 2026
- 26 U.S. Code § 1202, Cornell Legal Information Institute
- The Tax Adviser, Revisiting Sec. 1202 after the 2025 OBBBA expansion, 31 dicembre 2025
- IRS, Instructions for Schedule D (2025)
Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.



