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Glossario startup: 50 parole che sentirai nel primo anno

Cinquanta termini da startup in italiano semplice, raggruppati per quello che stai facendo: raccogliere soldi, dividere le quote, leggere i numeri, presentarti. Ognuno ha un esempio, e quelli italiani seguono le regole di ottobre 2026.

Glossario startup: 50 parole che sentirai nel primo anno

Prima o poi qualcuno ti chiederà, davanti a un caffè a un evento per startup a Milano o in una call con un investitore di Londra: “Qual è il tuo runway?” Oppure: “Il pool di opzioni è nel pre-money?” Annuire e sperare che nessuno insista è una tattica diffusa. Di solito non regge alla seconda domanda.

Questo glossario startup spiega 50 parole che sentirai nel primo anno, in italiano semplice, ognuna con un piccolo esempio che puoi rifare con la calcolatrice. Pensalo come il dizionarietto da tasca della nostra mappa per chi parte da zero e punta al primo round. Non sei ancora sicuro di cosa conti davvero come startup? Parti da cos’è una startup.

In breve

  • L’aritmetica della valutazione sta in una riga: post-money uguale pre-money più i soldi nuovi. Se raccogli 250.000 euro con 1.000.000 di euro di pre-money, l’investitore ha il 20%.
  • Il runway è la cassa divisa per il burn netto mensile. Con 45.000 euro in banca e 3.000 euro persi ogni mese, hai 15 mesi.
  • I primi round sono pre-seed, seed e Serie A. Su Carta il seed mediano di una software company ha raccolto 4,1 milioni di dollari cedendo il 18% (luglio 2026).
  • In Italia una SRL si costituisce anche con 1 euro di capitale, la startup innovativa mantiene lo status per tre anni dall’iscrizione (fino a cinque con condizioni) e Smart&Start Italia finanzia l’80% delle spese ammissibili con un prestito a tasso zero.

Come usare questo glossario startup

Non devi leggerlo da cima a fondo: salta al gruppo che ti serve. Hai poco tempo? Impara prima runway, equity, valutazione, MVP e traction. Escono in quasi ogni primo colloquio.

Soldi e round di finanziamento

Bootstrapping

Costruire l’azienda con i tuoi soldi e con quelli dei clienti, senza nessun altro. Due amici a Bologna creano un gestionale per fisioterapisti, lo fanno pagare 29 euro al mese da subito e finanziano tutto con gli abbonamenti e qualche lavoro da freelance. Il controllo resta a loro. Ma si cresce solo alla velocità della cassa. Come partire così lo spieghiamo nella guida per aprire una startup senza soldi.

Round friends and family

I primi soldi da fuori, da chi crede in te prima ancora di credere nell’azienda: parenti, amici, un ex capo. Pensa a quattro persone che mettono 5.000 euro a testa, cioè 20.000 euro. Quello che i fondatori saltano sempre sono le carte: è un prestito, un regalo o una quota della società? Decidilo prima che i soldi si muovano. Le strade possibili sono nella guida ai primi 50mila euro da amici, famiglia e business angel.

Pre-seed

Il primo giro di investimento esterno, quando hai un prototipo o qualche cliente ma non ancora un’attività che si ripete. In Italia, nel primo semestre 2026, pre-seed e seed hanno pesato il 59% dei 145 round ma solo 172 milioni di euro degli 813 investiti (Growth Capital e Italian Tech Alliance). La guida ai round di finanziamento di una startup li mette in fila.

Round seed

Il round abbastanza grande da costruirci attorno un team, di solito guidato da un gruppo di angel o da un fondo early stage. In Italia i round seed hanno totalizzato 135 milioni di euro nel primo semestre 2026. Su Carta, la piattaforma americana per le cap table, il seed mediano di una software company ha raccolto 4,1 milioni di dollari cedendo il 18%. Quel 18% è il prezzo dei soldi, pagato in quote.

Serie A

Il round per le aziende la cui crescita ha smesso di essere un caso ed è diventata un metodo. La Serie A mediana di una software company su Carta ha raccolto 14,4 milioni di dollari, sempre cedendo il 18%. In Italia la porta è stretta: Growth Capital e Italian Tech Alliance hanno contato 53 round di Serie A nel 2025. Leggi come raccogliere capitali per una startup in Italia.

Business angel

Una persona fisica che investe soldi propri in un’azienda ai primi passi, spesso un ex fondatore che porta anche consigli e contatti. In Italia molti angel investono in gruppo, come Italian Angels for Growth o il Club degli Investitori. Come avvicinarli lo spiega la guida ai business angel in Italia, cosa ottengono in cambio quella sugli incentivi fiscali per chi investe in startup in Italia e negli USA.

Venture capital

Un fondo che investe soldi di altri (casse previdenziali, banche, famiglie facoltose) in un portafoglio di startup, sperando che una o due ripaghino l’intero fondo. Per questo i VC chiedono la dimensione del mercato prima ancora degli utili. Nel 2025 le startup italiane hanno raccolto 1,735 miliardi di euro in 436 round, con 354 investitori attivi, un record. Come funzionano i fondi lo trovi nella guida al venture capital in Italia.

Acceleratore (e incubatore)

Un programma di pochi mesi per un gruppo di startup: un piccolo investimento, mentor, contatti e un demo day. L’incubatore è più lento e di solito ospita team più acerbi, spesso legato a un’università. In Italia CDP Venture Capital gestisce una rete nazionale di acceleratori. All’estero Y Combinator mette 500.000 dollari per azienda: 125.000 per il 7% e 375.000 con una SAFE senza cap. Vedi come funziona CDP Venture Capital e startup all’università.

SAFE

SAFE sta per Simple Agreement for Future Equity. L’investitore versa i soldi adesso e riceve quote o azioni più avanti, in automatico, quando fai un round a valutazione definita, di solito con sconto o tetto di valutazione (cap). L’ha creata Y Combinator nel 2013 e nel secondo trimestre 2026 stava dietro il 93% dei round pre-seed su Carta. In Italia incontrerai più spesso il prestito convertibile. SAFE e prestito convertibile li mette a confronto.

Prestito convertibile

Un prestito che si restituisce in quote invece che in contanti. Immagina un amico che presta 50.000 euro alla tua SRL al 6% di interesse, da convertire al round successivo con il 20% di sconto. A differenza di una SAFE, è debito: gli interessi maturano e c’è una scadenza, quindi se il round non arriva entro quella data chi ha prestato può chiedere indietro i soldi. In inglese si dice convertible note.

Term sheet

Un riassunto breve, in gran parte non vincolante, dell’accordo che l’investitore propone: importo, valutazione, posti in consiglio, chi viene pagato per primo. Vincolano di solito solo riservatezza ed esclusiva, cioè per qualche settimana non puoi proporre l’affare ad altri. Il term sheet, clausola per clausola mostra cosa è standard.

Due diligence

I controlli dell’investitore tra il term sheet e il bonifico. Gli avvocati leggono statuto e contratti, qualcuno confronta il modello finanziario con gli estratti conto, e un paio di clienti ricevono una telefonata. Gli accordi si arenano su cose noiose: un fondatore che non ha mai ceduto alla società i diritti sul proprio lavoro, o una cap table diversa dal Registro Imprese. La checklist è nella guida alla due diligence sulle startup.

Lead investor

In un round con più investitori, il lead fissa le condizioni, negozia il term sheet e firma l’assegno più grosso. Gli altri lo seguono alle stesse condizioni. Ipotizza di raccogliere 600.000 euro: un fondo mette 300.000 euro e scrive il term sheet, sei angel si dividono il resto. Trovare un lead è di solito la parte difficile, ed è da lì che parte la guida su come trovare investitori.

Equity crowdfunding

Raccogliere piccole somme da tante persone tramite una piattaforma online, che diventano soci. In Italia le piattaforme hanno bisogno di un’autorizzazione, per lo più della Consob, e il regolamento europeo copre offerte fino a 5 milioni di euro in dodici mesi. Il Ministero ha contato 161 campagne nel 2024, per 112,38 milioni di euro raccolti in tutto. Prima di pensarne una leggi equity crowdfunding in Italia.

Contributo a fondo perduto

Soldi che non devi restituire, in cambio dell’impegno a spenderli come dice il bando e a dimostrarlo. In inglese si dice grant. I contributi puri sono più rari di quanto si pensi: Smart&Start è soprattutto un finanziamento. Resto al Sud 2.0 offre ai giovani di otto regioni del Sud un voucher fino a 40.000 euro (50.000 con le maggiorazioni). Il quadro è nella guida agli incentivi per startup under 35.

Data room

Una cartella online ordinata con tutto ciò che un investitore vorrà controllare: statuto, cap table, contratti, estratti conto, modello finanziario. Pensa a un Google Drive con sottocartelle chiamate 01 Società, 02 Team, 03 Prodotto, 04 Finanza. La checklist della data room parte dai documenti italiani, come la visura camerale.

Valutazione e quote

Qui i fondatori alla prima esperienza ricevono le sorprese maggiori, quindi rallenta.

Valutazione

Quanto vale l’azienda il giorno in cui entra un investitore. All’inizio nessuno può calcolarlo. È un prezzo su cui due persone si accordano, guardando team, mercato, concorrenti e quanta parte sei disposto a vendere. Se un angel mette 100.000 euro per il 10%, la società vale 1 milione di euro dopo l’investimento. Come ragionare senza fatturato lo trovi nella guida alla valutazione di una startup pre-revenue.

Valutazione pre-money

Il valore dell’azienda prima che arrivino i soldi nuovi. Ipotizza di valere 1.000.000 di euro pre-money e che un investitore aggiunga 250.000 euro: l’azienda passa a valere 1.250.000 euro e l’investitore ha 250 ÷ 1.250, cioè il 20%. La guida su pre-money e post-money mostra come la scelta cambia la tua quota.

Valutazione post-money

Il pre-money più i soldi nuovi, ed è il numero per cui dividi per trovare la percentuale dell’investitore. Stesse parole, risultato diverso: una valutazione di 1 milione di euro con 250.000 euro investiti dà all’investitore il 25% se è post-money e il 20% se è pre-money. Quindi chiedilo ogni volta. Pre o post?

Equity

La parte di azienda che le persone possiedono, e la fetta del prezzo di vendita che ne deriva. In una SRL la proprietà si divide in quote, non in azioni, ma tutti dicono equity lo stesso. Tre fondatori con un terzo a testa hanno il 33,3% ciascuno. Come dividerla all’inizio è spiegato nella guida su quanta equity cedere a pre-seed e seed.

Diluizione

Cosa succede alla tua percentuale quando si emettono nuove quote. La torta cresce, la tua fetta si riduce. Prendi la mediana di Carta, il 18%, per un seed e per una Serie A: i fondatori partono dal 100%, scendono all’82% dopo il seed e al 67,2% dopo la Serie A, prima di qualsiasi pool di opzioni. Diluirsi non è un problema finché la torta cresce più in fretta di quanto si restringe la tua fetta.

Cap table

La tabella di chi possiede cosa: fondatori, investitori, pool di opzioni e strumenti convertibili che aspettano di diventare quote. In una SRL il Registro Imprese registra chi detiene quale quota, ma non le opzioni né i prestiti che si convertiranno, quindi quella tabella devi tenerla tu. La guida alla cap table ne costruisce una dalla fondazione al seed.

Fully diluted

La proprietà calcolata come se ogni opzione e ogni convertibile fosse già diventata quota. Ipotizza 100.000 quote esistenti, 15.000 riservate a opzioni e 5.000 in arrivo da un convertibile: fully diluted fanno 120.000. Le tue 60.000 quote sono il 60% oggi e il 50% fully diluted. Gli investitori prezzano i round sul secondo numero, come spiega la guida al fully diluted.

Piano di stock option (option pool)

Quote messe da parte per futuri dipendenti, consulenti e figure chiave, così puoi pagare le persone in proprietà quando non puoi farlo in contanti. Di solito gli investitori vogliono il pool prima di entrare, quindi diluisce te e non loro. Secondo i dati Carta del 2023, nei seed stava tra il 13 e il 14%. In una SRL, dove le azioni non esistono, i piani passano dalle quote: li spiega la guida al piano di stock option.

Vesting

Guadagnarsi le quote nel tempo invece di possederle dal primo giorno. L’accordo più comune per i fondatori è quattro anni con un cliff di un anno, che Carta definisce lo standard del settore. Se dividi la società 50 e 50 con un amico e lui sparisce dopo cinque mesi, il vesting gli impedisce di andarsene con metà. Un esempio svolto è nella guida su come dividere le quote tra soci fondatori.

Cliff

Il periodo di attesa all’inizio del vesting. Con un cliff di un anno non matura nulla per dodici mesi. Poi matura un quarto in un colpo solo e il resto arriva ogni mese, un quarantottesimo alla volta. Un socio con il 20% che se ne va dopo otto mesi non porta via niente. Se se ne va dopo quattordici, tiene 14/48 del suo 20%, cioè il 5,8%.

Liquidation preference

La regola che decide chi viene pagato per primo quando la società viene venduta. Ipotizza un investitore che mette 1 milione di euro per il 20% con una preferenza 1x non partecipativa, e una società venduta a 3 milioni. Il suo 20% varrebbe 600.000 euro, quindi si riprende il milione e tutti gli altri si dividono i 2 milioni rimasti. La versione partecipativa è nella guida alla liquidation preference.

Exit

Il modo in cui gli investitori, e alla fine i fondatori, vengono pagati: l’azienda viene venduta a una più grande oppure quotata in borsa. Nel 2025 in Italia ci sono state 31 uscite tramite acquisizioni, la più grande è l’acquisto di Prima da parte di AXA, e nessuna quotazione (Growth Capital e Italian Tech Alliance).

Unicorno

Una startup non quotata che vale 1 miliardo di dollari o più. Il nome è stato scelto per dire che sono rarissime, e lo sono. L’elenco degli unicorni italiani mostra quali startup italiane hanno superato quella soglia.

I numeri che chiedono gli investitori

La maggior parte delle parole di questo gruppo sono formule, quindi un’unica app inventata le userà tutte: 200 clienti che pagano 30 euro al mese, 45.000 euro in cassa, 9.000 euro di costi mensili e un mese in cui entrano 25 clienti e ne escono 10.

TermineFormulaLa nostra app inventata
MRRclienti × prezzo mensile200 × 30 euro = 6.000 euro
ARRMRR × 126.000 euro × 12 = 72.000 euro
Burn nettocosti mensili meno ricavi mensili9.000 euro meno 6.000 euro = 3.000 euro al mese
Runwaycassa ÷ burn netto45.000 euro ÷ 3.000 euro = 15 mesi
Churnclienti persi ÷ clienti a inizio mese10 ÷ 200 = 5% al mese
CACspesa di vendite e marketing ÷ nuovi clienti3.000 euro ÷ 25 = 120 euro
LTVprezzo mensile × margine lordo × durata del cliente30 euro × 80% × 20 mesi = 480 euro
LTV ÷ CACLTV diviso CAC480 euro ÷ 120 euro = 4
Numeri inventati a scopo didattico: margine lordo dell’80% e durata del cliente pari a 1 ÷ churn, cioè 20 mesi.

Burn rate

Quanti soldi perde l’azienda ogni mese. Il burn lordo è tutto quello che spendi, il burn netto è quello che resta dopo gli incassi. La nostra app spende 9.000 euro e ne incassa 6.000: burn lordo 9.000, netto 3.000, ed è il secondo che di solito intende un fondatore quando dice “burn”. Finire la cassa è il modo più comune in cui chiudono le startup, come mostra la guida su perché le startup falliscono.

Runway

Per quanti mesi puoi andare avanti prima che la cassa arrivi a zero: cassa divisa per burn netto. 45.000 euro con 3.000 al mese fanno 15 mesi. Calcola anche il tuo runway personale, cioè i risparmi divisi per le spese di vita mensili, perché dovrebbe decidere quando lasciare il lavoro: lo spieghiamo nella guida su quando lasciare il lavoro per una startup. Un modello finanziario semplice trasforma il conto in un piano mensile.

MRR e ARR

L’MRR (monthly recurring revenue) è quanto portano ogni mese gli abbonamenti. L’ARR (annual recurring revenue) è quella cifra per dodici. Vendite una tantum, costi di attivazione e consulenze non contano, perché non si ripetono. La nostra app ha 200 clienti a 30 euro: MRR 6.000 euro, ARR 72.000 euro. Gli investitori seed li leggono con attenzione: vedi le metriche che servono a seed.

CAC (costo di acquisizione cliente)

Quanto costa, tutto compreso, conquistare un nuovo cliente: spesa di vendite e marketing divisa per i clienti che ha portato. La nostra app ha speso 3.000 euro tra annunci e sconti e ha preso 25 clienti, quindi il CAC è 120 euro. Conta tutto, anche lo stipendio di chi vende. La guida a CAC e LTV mostra come calcolarli senza raccontarti storie.

LTV (valore del cliente nel tempo)

Quanto margine lordo porta in media un cliente prima di andarsene. A 30 euro al mese, con un margine lordo dell’80% e una durata di 20 mesi, l’LTV della nostra app è 480 euro. Confrontalo con il CAC: 480 ÷ 120 fa 4, quindi ogni euro speso per conquistare clienti ne torna quattro. Sotto 1, perdi soldi su ogni cliente che conquisti.

Churn

La quota di clienti che se ne va in un periodo. Dieci dei nostri 200 clienti hanno disdetto questo mese: è un churn mensile del 5%, e vuol dire che il cliente medio resta 1 ÷ 0,05 = 20 mesi. Le percentuali piccole fanno male: al 5% al mese, in un anno perdi quasi metà di un gruppo di clienti.

Trazione (traction)

La prova, in numeri, che le persone vogliono quello che hai costruito: clienti paganti, ricavi, utenti attivi, una lista d’attesa che si converte. Mettiamo che una startup di studenti a Padova abbia dieci clienti pilota che pagano: vale più di diecimila iscritti che non pagano. Cosa conta davvero lo spiega la guida su cosa cercano gli investitori in un founder alla prima esperienza.

Unit economics

Se guadagni o perdi su una singola unità di quello che vendi, prima dei costi fissi. L’unità può essere un cliente, un ordine, un abbonamento. La nostra app sembra sana: 480 euro di margine nella vita del cliente a fronte di 120 euro per acquisirlo. Se il churn raddoppia al 10% al mese, l’LTV scende a 240 euro e il rapporto a 2. Stessa app, molto meno margine d’errore.

TAM, SAM e SOM

Tre cerchi concentrici per misurare il mercato: il TAM è chiunque potrebbe comprare qualcosa come il tuo prodotto, il SAM la parte che puoi davvero raggiungere, il SOM quella che conquisti nei primi anni. Con numeri inventati per Lievito, una startup che vende software ai panifici: 10.000 panifici italiani a 708 euro l’anno fanno un TAM di circa 7,1 milioni di euro, i 3.000 con casse che esportano i dati un SAM di circa 2,1 milioni, 400 clienti in tre anni un SOM di circa 283.000 euro l’anno. Parti dai clienti, non dall’”1% di un mercato enorme”: la guida su come fare un business plan mostra dove va il calcolo.

Prodotto e mercato

MVP (prodotto minimo funzionante)

La cosa più piccola che puoi mostrare a clienti veri per capire se la vogliono. Nel 2009 Eric Ries l’ha definito come la versione che raccoglie “la massima quantità di apprendimento validato sui clienti con il minimo sforzo” (traduzione nostra). Mettiamo un’app per prenotare sale prove per band a Napoli: l’MVP può essere una pagina Instagram, un Google Form e una telefonata per confermare ogni prenotazione. Un piano di due settimane è nella guida per creare un MVP senza saper programmare.

Product-market fit

La definizione di Marc Andreessen del 2007 funziona ancora: “essere in un buon mercato con un prodotto che sa soddisfare quel mercato” (traduzione nostra). Te ne accorgi quando i clienti tornano senza che li richiami, portano colleghi e tu fai fatica a starci dietro. Senza, altri soldi comprano soprattutto un modo più veloce per scoprirlo. Per non spendere a vuoto, comincia da come validare un’idea di startup.

Pivot

Un cambio di direzione deliberato su una cosa grande (cliente, problema, prodotto o modello di business), tenendo quello che hai imparato. Immagina una startup che ha creato un’app per scambiarsi gli appunti delle lezioni e scopre che a pagare sono gli insegnanti privati, che vogliono vendere i propri materiali. Stessa intuizione, cliente nuovo. Il pivot è una decisione presa con i dati. Il panico è un’altra cosa.

Go-to-market

Il piano per raggiungere i primi clienti: chi colpisci per primo, con quale canale, a che prezzo. Una startup milanese che vende software per le paghe a piccoli studi di commercialisti potrebbe partire da trenta studi trovati su LinkedIn e una fiera di settore, non da una campagna nazionale. All’estero i conti cambiano: vedi la strategia di ingresso nei mercati esteri e, se nella lista c’è l’America Latina, l’accordo UE-Mercosur per le PMI italiane.

B2B e B2C

B2B vuol dire che vendi alle aziende, B2C ai consumatori. Un software in abbonamento per studi dentistici è B2B: pochi clienti, prezzi alti, vendite lente. Un’app per ordinare la pizza è B2C: tanti clienti, scontrini piccoli, molta pubblicità. Alcune fanno entrambe, ma la scelta cambia metriche, team e domande degli investitori.

Pitch e squadra

Pitch deck

Una presentazione breve, di solito da 10 a 14 slide, che dice agli investitori cosa fai, perché adesso, quanto è grande il mercato, cosa hai ottenuto e cosa chiedi. Gli investitori scorrono in fretta: una sola idea per slide, leggibile anche senza di te nella stanza. L’ordine giusto è nella guida alla struttura del pitch deck, cosa tagliare in quella sugli errori che affondano un deck.

One-liner (elevator pitch)

Una frase che dice cosa fai, per chi e perché conta, senza gergo. Confronta “Usiamo l’AI per trasformare le operations dei panifici” con “Lievito aiuta i panifici indipendenti a buttare meno pane, dicendo loro ogni sera quanto sfornare l’indomani” (Lievito è inventata). Solo la seconda uno sconosciuto sa ripeterla. La formula è nella guida su come descrivere la tua startup in una frase.

Socio fondatore (co-founder)

Chi avvia l’azienda con te, ne possiede una fetta vera e ci lavora a tempo pieno. È una delle decisioni più grosse che prenderai, e quella che tutti fanno di fretta. Cerca prima tra le persone che hai visto lavorare, e costruite qualcosa di piccolo insieme prima di firmare qualsiasi cosa. La guida su come trovare un socio elenca dieci domande da fare.

Le parole tutte italiane

Questi quattro termini li incontri solo in Italia, e le regole si sono mosse di recente: le date contano.

Startup innovativa

Startup innovativa è uno status giuridico, non un marchio di qualità. Una società di capitali giovane, che lavora su tecnologia innovativa, entra in una sezione speciale del Registro Imprese se supera uno di tre test: spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% dei costi o del valore della produzione, un team con abbastanza dottori di ricerca, ricercatori o laureati magistrali, oppure un brevetto o un software registrato. Il registro ne contava 12.073 al 31 ottobre 2025. Lo status dura tre anni, fino a cinque con condizioni aggiuntive. Il dettaglio è nella guida ai requisiti e vantaggi della startup innovativa; per il brevetto vedi come brevettare un’idea.

Smart&Start Italia

Un finanziamento pubblico per le startup innovative, gestito da Invitalia: tasso zero, copre l’80% delle spese ammissibili su piani da 100.000 euro a 1,5 milioni, oppure il 90% se la compagine è interamente femminile, interamente under 36 o include un dottore di ricerca impegnato all’estero. Nelle regioni del Sud il 30% del finanziamento non va restituito. Un decreto ministeriale del 13 luglio 2026 ne aggiornerà alcune regole quando uscirà la circolare attuativa: controlla la nostra guida a Smart&Start Italia e la pagina di Invitalia prima di candidarti.

SRL e SRLS

La società più usata per una startup italiana: a responsabilità limitata, con il patrimonio personale separato da quello dell’azienda. Il capitale è di norma 10.000 euro ma può scendere a 1 euro, se versato per intero in denaro. La SRLS (semplificata) è la versione leggera per le persone fisiche: capitale da 1 euro a 9.999,99 euro, atto su modello standard, nessun onorario notarile. Costi e compromessi sono nella guida su quanti soldi servono per aprire una startup.

Invitalia

L’agenzia nazionale per lo sviluppo, interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Gestisce varie misure su cui i fondatori fanno domande: Smart&Start Italia, ON (i prestiti a tasso zero per le nuove imprese), Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord. Si fa domanda online, e una misura può aprire, chiudere o finire i fondi: controlla lo stato il giorno stesso.

La tua checklist per il primo colloquio

  1. Di’ la tua frase in una riga a qualcuno fuori dal mondo startup e chiedigli di ripeterla.
  2. Calcola il tuo runway: cassa divisa per burn netto, in mesi.
  3. Scrivi la tua cap table, anche se ha tre righe.
  4. Prima di citare una valutazione, decidi se è pre-money o post-money.
  5. Scegli il primo numero che mostreresti (MRR, pilot a pagamento, conversione della lista d’attesa) e la data entro cui dovrebbe muoversi.
  6. Se sei in Italia, verifica se ti serve lo status di startup innovativa e quanto costa il primo anno di una SRL o di una SRLS.

Fatto? La prossima tappa della mappa sono le startup italiane partite in piccolo. E se vuoi capire quante di queste parole sai già usare, il test di prontezza gratuito di 12 domande ti dice a che punto sei.

Quali termini da startup conviene imparare per primi?

Cinque coprono quasi tutti i primi colloqui: runway, equity, valutazione, MVP e traction. Impara il calcolo dietro ognuno, non solo la definizione, perché gli investitori lo mettono alla prova.

Che differenza c’è tra valutazione pre-money e post-money?

Il pre-money è il valore dell’azienda prima del nuovo investimento, il post-money è quel valore più i soldi investiti. Con 1.000.000 di euro pre-money, un investimento di 250.000 euro porta il post-money a 1.250.000 euro e dà all’investitore il 20%.

Che differenza c’è tra SAFE e prestito convertibile?

Entrambi trasformano un investimento in quote a un round successivo. Il prestito convertibile è un debito, quindi matura interessi e ha una scadenza. La SAFE non è debito: niente interessi, niente data di rimborso, si converte quando arriva un round a valutazione definita.

Quanta parte dell’azienda cedono di solito i fondatori in un round seed?

Nei dati Carta di luglio 2026 sui round delle software company, il seed mediano ha ceduto il 18% e raccolto 4,1 milioni di dollari. Il tuo numero dipende da importo, valutazione e pool di opzioni: usalo come riferimento, non come obiettivo.

Che differenza c’è tra SRL e SRLS?

Sono entrambe società a responsabilità limitata. La SRLS (semplificata) è riservata alle persone fisiche, ha capitale da 1 euro a 9.999,99 euro e un atto su modello standard senza onorario notarile. La SRL ordinaria si può costituire anche con 1 euro versato in denaro, ma serve il notaio e lo statuto è personalizzabile.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole cambiano: verifica il bando ufficiale o chiedi a un professionista prima di presentare domanda.

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Fonti

  1. Eric Ries, Minimum Viable Product: a guide, 3 agosto 2009
  2. Marc Andreessen, The Only Thing That Matters, 25 giugno 2007
  3. Y Combinator: Documents (la SAFE) e The YC deal, verificati il 5 ottobre 2026
  4. Carta: VC fundraising benchmarks 2026, 10 luglio 2026; SAFE valuation caps in Q2 2026, 25 agosto 2026; What is stock vesting, 29 luglio 2026; How much should you reserve in the employee option pool, 18 aprile 2023
  5. Ministero delle Imprese e del Made in Italy: Startup innovative; Smart&Start Italia, aggiornata il 2 settembre 2026; Relazione annuale 2025 su startup e PMI innovative, 17 febbraio 2026
  6. Invitalia: Smart&Start Italia; Resto al Sud 2.0; Chi siamo, verificate il 5 ottobre 2026
  7. Normativa: Codice civile art. 2463, art. 2463-bis e art. 2468 (Brocardi); Regolamento (UE) 2020/1503 sui fornitori di servizi di crowdfunding, verificati il 5 ottobre 2026
  8. Growth Capital e Italian Tech Alliance, via FinanceCommunity: venture capital in Italia nel 2025, 22 gennaio 2026; primo semestre 2026, 21 luglio 2026
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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

Adaxit Brief

Ogni due settimane, il mercato del capitale in cinque minuti di lettura.