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MVP: cos’è il prodotto minimo funzionante, con esempi

Cos'è un MVP, come si distingue da prototipo, proof of concept e beta, i cinque tipi più usati con i casi di Velasca, Zappos e Dropbox, e un piano di tre settimane con un solo numero da guardare.

MVP: cos'è il prodotto minimo funzionante, con esempi

L’MVP (minimum viable product, in italiano prodotto minimo funzionante) è la prima versione del tuo prodotto che dei clienti veri possono provare, costruita con il minimo sforzo, per capire se l’idea merita altro tempo e altri soldi. Può essere una landing page con il tasto “preordina”. Un video di tre minuti. Oppure un servizio che fai a mano per dieci clienti, mentre il software esiste solo su una lavagna.

Si parte da cosa ha scritto davvero Eric Ries nel 2009. Poi i casi (un marchio milanese di scarpe, Dropbox, Zappos) e un piano di tre settimane per i campi da padel, da cominciare anche lunedì. C’è pure un dettaglio tutto italiano: la prototipazione può contare come ricerca e sviluppo. Sei proprio all’inizio? La nostra mappa da zero al primo round ti mostra dove si colloca l’MVP.

In breve

  • Raccogliere il massimo di apprendimento verificato sui clienti con il minimo sforzo: secondo Eric Ries, nel 2009, l’MVP serve a questo (“the maximum amount of validated learning about customers with the least effort”).
  • Punti a diventare startup innovativa? L’articolo 25 del decreto legge 179/2012 mette sperimentazione e prototipazione tra le spese di ricerca e sviluppo, quindi i costi del tuo MVP ti avvicinano alla soglia del 15%.
  • Prima di avere il prodotto pronto, Dropbox ha pubblicato un video dimostrativo di tre minuti: la lista d’attesa della beta è passata da 5.000 a 75.000 persone in una notte.
  • Scegli una metrica e la soglia da superare prima di partire (per esempio il 30% degli slot riempiti in tre settimane). Se la scegli dopo, qualsiasi numero ti sembrerà un successo.

Cos’è un MVP, in parole semplici

La definizione che tutti citano è di Eric Ries, scritta nell’agosto 2009, due anni prima del suo libro The Lean Startup. L’MVP, diceva, è “that version of a new product which allows a team to collect the maximum amount of validated learning about customers with the least effort”. E subito dopo un avvertimento che molti founder saltano: l’MVP, nonostante il nome, non serve a creare prodotti minimi.

“Minimo” riguarda il tuo sforzo, non l’ambizione. “Funzionante” vuol dire che un cliente vero può usarlo mentre tu osservi cosa fa con i suoi soldi o con il suo tempo. Un prototipo sul tuo portatile non conta. Un servizio un po’ goffo che dieci sconosciuti pagano, sì.

A che domanda rispondeChi lo vedeForma tipica
Proof of conceptSi può costruire?Il team, a volte un partner tecnicoUn test in laboratorio o uno script che dimostra una funzione
PrototipoCome sarà, come funzionerà?Utenti di prova, designer, a volte investitoriUn mock-up cliccabile, una stampa 3D, uno schizzo
MVPI clienti lo useranno? Lo pagheranno?I primi clienti veriUna landing page, un servizio fatto a mano, un’app con una sola funzione
BetaÈ pronto per tutti?Un gruppo più ampio, poco prima del lancioUn prodotto quasi finito, con bug noti
Come usiamo i quattro termini in questo glossario; nella pratica i confini sono sfumati. Fonte: Adaxit.

I tipi di MVP, con esempi veri

La logica non vale solo per le app. Velasca, il marchio milanese di scarpe da uomo artigianali, è nata nel 2013 per vendere solo online. Nel 2014 ha provato un temporary store, e quell’esperimento ha mostrato ai fondatori cosa poteva dare un canale fisico. Nel 2021 Forbes Italia contava 12 botteghe aperte in otto anni, dall’Italia alla Francia agli Stati Uniti.

  • Landing page o smoke test. Una pagina che descrive il prodotto e chiede un’email, un preordine o un acconto. Portaci traffico con pochi euro di annunci sui motori di ricerca e vedrai quanti sconosciuti si interessano, prima che esista qualcosa.
  • Video dimostrativo. È la strada di Dropbox, quella dei numeri che hai letto in apertura. Drew Houston ha registrato la demo di tre minuti e l’ha commentata con la sua voce, pensandola per gli early adopter della tecnologia.
  • Concierge. Fai il servizio a mano per pochi clienti, che sanno di avere a che fare con una persona.
  • Mago di Oz. Il cliente vede un prodotto che sembra finito, mentre dietro le quinte lavori tu. Zappos è partita proprio così: Nick Swinmurn, una macchina fotografica e Footwear Etc., un negozio di scarpe di Sunnyvale. Era il 1999. Swinmurn metteva online le foto delle scarpe e al titolare aveva fatto una promessa: ogni paio venduto l’avrebbe comprato lui, a prezzo pieno. Dieci anni dopo, nel 2009, Zappos è passata ad Amazon per 1,2 miliardi di dollari.
  • Una sola funzione, spesso no-code. Un solo lavoro fatto bene, costruito in pochi giorni. La guida su come creare un MVP senza programmare ha un piano in due settimane.

Come fare un MVP in tre settimane: un esempio

Immagina di voler vendere ai circoli di padel di Milano uno strumento che riempie i campi rimasti liberi all’ultimo minuto. Prima di scrivere una riga di codice fai un MVP concierge, con un solo numero da guardare: la quota di slot dell’ultimo minuto che riesci a riempire. La soglia la scrivi il primo giorno. Almeno il 30% degli slot che i circoli ti affidano, e due circoli su tre disposti a pagarti 3 euro per ogni slot riempito.

SettimanaCosa faiCosto (esempio)Cosa misuri
1Intervisti 12 gestori di circoli; tre accettano una prova gratuitaIl tuo tempoQuanti mettono i campi vuoti tra i primi tre problemi
2Ogni pomeriggio pubblichi gli slot liberi dei tre circoli in un gruppo WhatsApp di 150 giocatori che hai raccolto80 euro di annunci Instagram per formare il gruppoSlot offerti e slot prenotati
3Continui, poi chiedi a ogni circolo 3 euro per slot riempito dalla quarta settimanaIl tuo tempoTasso di riempimento (soglia 30%) e circoli che dicono sì (soglia 2 su 3)
Esempio inventato, a scopo didattico; gli importi sono indicativi.

Supponi di aver riempito 41 slot su 120, il 34%, e che due circoli abbiano detto sì. Adesso sai cosa costruire per primo: l’avviso che parte appena un campo si libera. Ne hai riempiti nove? Allora qualcosa nel piano non va, il canale o il cliente, ed è lì che comincia un pivot. Per il budget, la nostra analisi di quanto costa aprire una startup ha le voci di spesa reali, una per una.

L’MVP in Italia: la prototipazione conta come R&S

Pensi di iscriverti come startup innovativa? Allora il lavoro sull’MVP ti serve due volte. L’articolo 25 del decreto legge 179/2012 prevede tre requisiti alternativi, e ne basta uno. Quello sulla ricerca e sviluppo chiede spese pari almeno al 15% del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione.

Lo stesso articolo allarga il perimetro: oltre ai principi contabili, tra le spese di R&S mette “sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan”, i servizi degli incubatori certificati e i costi lordi di personale e consulenti impiegati nella ricerca, soci e amministratori compresi. Le spese devono risultare dall’ultimo bilancio approvato; nel primo anno, quando il bilancio non c’è, basta una dichiarazione firmata dal legale rappresentante. Conserva quindi fatture e fogli ore del tuo MVP. Gli altri due requisiti sono nella guida alla startup innovativa.

Gli errori più comuni con l’MVP

  • Costruire prima di parlare. Una dozzina di conversazioni con i clienti non costa niente, quindi falle prima. La guida per validare un’idea di startup in 7 giorni ti spiega come.
  • Nessuna metrica. O una scelta dopo il lancio, che è peggio: così ogni risultato diventa una vittoria.
  • Troppe funzioni. In IMVU il team di Ries ha passato due settimane su una funzione che non voleva “absolutely nobody”, proprio nessuno. Bastava un semplice smoke test su AdWords, scriveva, per capire quanto fosse sbagliata l’idea.
  • Scambiare le iscrizioni per domanda. Lasciare un’email non costa nulla. Un acconto o un secondo ordine costano qualcosa, ed è per questo che dicono di più.
  • Rifinire troppo presto. I primi clienti perdonano un’interfaccia grezza, se il problema sparisce.

Un MVP con clienti paganti è una prova solida da portare a un primo round pre-seed. Prima di raccogliere, il nostro test di prontezza per gli investitori ti fa 12 domande e ti manda via email un punteggio e un piano d’azione.

Termini collegati

  • Quello che stai davvero verificando è il product market fit: i primi segnali arrivano quando gli utenti dell’MVP continuano a tornare.
  • Se l’MVP ha fatto il suo lavoro, ti serve un piano di go to market per vendere su larga scala.
  • Ti basta la versione breve? La voce MVP del nostro glossario startup sta in due righe, accanto ad altri 49 termini che sentirai nel primo anno.
Cosa vuol dire MVP?

Minimum viable product, in italiano prodotto minimo funzionante. In pratica è la cosa più piccola che puoi mettere in mano a clienti veri per capire se l’idea regge, prima di spenderci mesi.

Che differenza c’è tra MVP e prototipo?

Il prototipo mostra come sarà e come funzionerà il prodotto, e di solito lo provano poche persone. L’MVP va a clienti veri, per vedere se lo usano o se lo pagano.

Quanto tempo serve per fare un MVP?

Una landing page o un test concierge si chiudono in due o tre settimane, come nell’esempio del padel. Con il software ci vuole di più. In ogni caso, fissa la data di fine prima di partire.

Questa pagina è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole cambiano: verifica la fonte ufficiale o chiedi a un professionista prima di agire.

Adaxit

Il tuo MVP ha i primi clienti e pensi a un round? Fai il test di prontezza: 12 domande, un punteggio e un piano d’azione via email.

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

Adaxit Brief

Ogni due settimane, il mercato del capitale in cinque minuti di lettura.