Nel 2022 il credito d’imposta ricerca e sviluppo riconosceva 20 centesimi per ogni euro di spesa ammissibile. Dal 2023 ne riconosce 10. Qualunque guida che parli ancora del 20% è superata, quindi guarda sempre la data di quello che leggi. Questa è stata verificata il 5 ottobre 2026.
Qui trovi il credito d’imposta ricerca e sviluppo com’è oggi: aliquote e massimali, cosa conta come ricerca, i documenti che non puoi saltare e cosa succede quando un controllo non è d’accordo con te. Parti da zero con la finanza d’impresa? Comincia dalla nostra mappa da zero al primo round.
In breve
- Per la ricerca e sviluppo il credito è il 10% dei costi ammissibili per i periodi d’imposta dal 2023 al 2031, con un massimale annuo di 5 milioni di euro. Fino al 2022 era il 20%, con massimale di 4 milioni (legge 160/2019, come elencato dal MIMIT).
- Le attività ammesse sono ricerca di base, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, valutate sul Manuale di Frascati dell’OCSE. Contano i costi di personale, attrezzature e software, ricerca contrattuale, consulenze e materiali.
- Non è denaro in cassa: si usa in compensazione con il modello F24, in tre quote annuali di pari importo a partire dal periodo d’imposta successivo alla spesa. Senza la certificazione dei costi del revisore non puoi usarlo.
- Una certificazione facoltativa di un certificatore iscritto all’albo del MIMIT vincola l’Amministrazione finanziaria sulla qualificazione dell’attività, salvo rappresentazione scorretta dei fatti. I crediti per l’innovazione tecnologica sono terminati il 31 dicembre 2025.
Cos’è il credito d’imposta ricerca e sviluppo?
Non è un contributo a fondo perduto. Nessuno ti manda dei soldi. Maturi un credito sulle spese di ricerca e lo usi per compensare ciò che devi allo Stato, con il modello F24, il modulo italiano di pagamento delle imposte. La norma è la legge 160/2019, articolo 1, commi da 198 a 209, modificata più volte da allora.
Può chiederlo ogni impresa residente in Italia, qualunque sia la forma giuridica, il settore o la dimensione, e anche le stabili organizzazioni italiane di società estere. Sono escluse le imprese in liquidazione o in fallimento e quelle colpite da sanzioni interdittive ai sensi del decreto legislativo 231/2001.
Quanto vale nel 2026? Aliquote e massimali
| Attività | Periodo | Aliquota | Massimale annuo |
|---|---|---|---|
| Ricerca e sviluppo | Fino al periodo d’imposta 2022 | 20% | 4 milioni di euro |
| Ricerca e sviluppo | Dal 2023 al 2031 | 10% | 5 milioni di euro |
| Innovazione tecnologica | 2024 e 2025, poi terminata | 5% | 2 milioni di euro |
| Innovazione 4.0 e transizione ecologica | 2024 e 2025, poi terminata | 5% | 4 milioni di euro |
| Design e ideazione estetica | 2024 e 2025 | 5% | 2 milioni di euro |
Mettiamo che una SRL torinese spenda 300.000 euro nel 2026 per i suoi ingegneri, i componenti di due prototipi e un contratto con un laboratorio universitario, e che tutto superi il test della R&S. Il credito è di 30.000 euro. Diventa utilizzabile dal 2027, in tre quote annuali uguali da 10.000 euro, in compensazione con il modello F24.
Una nota sul design: il credito design 2026 passa da una piattaforma di prenotazione del MIMIT con un budget di 60 milioni di euro. Si è aperta il 7 luglio e, secondo la pagina del MIMIT, i fondi sono finiti in 24 ore. Fondi così possono sparire in un giorno, quindi preparati prima che si apra una finestra.
Cosa conta come R&S? Il test di Frascati
La legge non lascia la “ricerca” alla tua fantasia. Rimanda al Manuale di Frascati dell’OCSE, e un decreto ministeriale del 26 maggio 2020 (articolo 2) elenca le attività: ricerca di base, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. La categoria vicina, l’innovazione, segue invece il Manuale di Oslo dell’OCSE.
Il MIMIT elenca sei categorie di costi ammissibili: il personale impiegato direttamente nel progetto; ammortamenti, leasing e altre spese per beni materiali e software; ricerca contrattuale svolta da terzi; consulenze; materiali e forniture; e, solo per la R&S, l’ammortamento di brevetti industriali e diritti simili acquisiti in licenza. Pensa a una startup hardware: gli stipendi degli ingegneri, i componenti di tre prototipi e un contratto con l’università ci stanno tutti.
Il confine tra R&S e miglioramento ordinario è il punto in cui i controlli tendono a mordere. Una guida di settore indica la corretta qualificazione dell’attività come il principale oggetto di controllo. Come regola pratica, rifinire un prodotto con tecniche che tutti conoscono è innovazione. Un lavoro in cui davvero non sai ancora se funzionerà sta più vicino alla R&S.
La spesa in R&S compare anche nel test per diventare startup innovativa: almeno il 15% del maggiore tra costo e valore della produzione è uno dei tre requisiti alternativi.
Che documenti servono?
Due documenti sono obbligatori. Il primo è una relazione tecnica asseverata per ogni periodo d’imposta, che descrive finalità, contenuti e risultati del lavoro ammissibile. La scrive il responsabile del progetto e la controfirma il legale rappresentante; per le attività affidate all’esterno la scrive il fornitore. Il secondo è la certificazione dei costi da parte di un revisore legale. Un’impresa che non ha l’obbligo di revisione ne incarica comunque uno per questo scopo, e il compenso rientra tra i costi ammissibili fino a 5.000 euro.
Un terzo passaggio è facoltativo. L’articolo 23 del decreto-legge 73/2022 ha creato una certificazione delle attività in sé, con regole fissate da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2023 e da decreti del MIMIT nel 2024. Un certificatore dell’albo del MIMIT, che comprende professionisti qualificati, società di consulenza specializzate, università ed enti pubblici di ricerca, attesta che i tuoi investimenti, effettuati o da effettuare, sono ammissibili.
Questa attestazione vincola l’Amministrazione finanziaria, tranne quando i fatti sono stati rappresentati in modo scorretto e il certificato riguarda un’attività diversa da quella davvero svolta. Non copre i tuoi costi: importi e documenti restano responsabilità del revisore e tua.
Cosa succede in un controllo? Recupero e rischi
Il credito si autoliquida: lo usi prima, lo Stato controlla dopo. Dal decreto direttoriale del MIMIT del 22 luglio 2025, MIMIT e Agenzia delle Entrate si scambiano dati per monitorare e controllare le certificazioni. La contestazione classica riguarda la qualificazione. Un progetto dichiarato come R&S e riqualificato come semplice innovazione comporta il recupero del credito e l’applicazione di sanzioni, come scrive una guida di settore.
Ti protegge qualcosa di poco appariscente: una certificazione ottenuta prima di usare il credito, una relazione tecnica scritta mentre il lavoro procede, un revisore che ha visto fogli presenze e fatture. Se arriva un avviso, parla con un professionista fiscale prima di rispondere.
Credito R&S, patent box e altre agevolazioni
Puoi cumulare il credito con il patent box sugli stessi costi, ma la base del credito si riduce delle imposte sui redditi e dell’IRAP che il patent box fa risparmiare. Con un beneficio patent box del 30,69% e un credito del 10%, 100.000 euro di costo ammissibile fanno risparmiare circa 30.690 euro di imposte e generano un credito di circa 6.931 euro invece di 10.000. La guida al patent box ripercorre i numeri, e come brevettare un’idea in Italia spiega la parte di proprietà intellettuale.
Un credito non allunga il tuo runway da un giorno all’altro: lo incassi in tre anni, e solo nella misura in cui hai qualcosa da compensare. Se ti servono soldi per macchinari, la guida alla Nuova Sabatini spiega il contributo in conto interessi sui finanziamenti per le attrezzature. Chi è all’inizio dovrebbe leggere anche la guida a Smart&Start Italia, e per i progetti con ambizioni europee la guida all’EIC Accelerator.
La tua checklist
- Controlla l’aliquota del tuo anno: 10% per la R&S dal 2023, non 20%.
- Scrivi ogni progetto: l’incertezza tecnica, chi ci ha lavorato, per quanto tempo.
- Tieni i fogli presenze di tutti quelli che imputi al progetto, più le fatture del lavoro esterno.
- Prenota presto il revisore legale, perché la certificazione dei costi decide se puoi usare il credito.
- Decidi se la certificazione facoltativa vale la pena prima di usare il credito.
- Se hai proprietà intellettuale, chiedi al commercialista di simulare insieme credito e patent box.
Cos’è il credito d’imposta ricerca e sviluppo?
Un credito d’imposta previsto dalla legge 160/2019 che restituisce il 10% dei costi di R&S ammissibili per i periodi d’imposta dal 2023 al 2031. Si usa in compensazione con il modello F24, in tre quote annuali di pari importo.
Qual è l’aliquota del credito R&S nel 2026?
Il 10% per la ricerca e sviluppo, con un massimale annuo di 5 milioni di euro. I crediti per l’innovazione tecnologica sono terminati il 31 dicembre 2025.
Una startup può chiedere il credito d’imposta R&S?
Sì. È aperto a ogni impresa residente in Italia, di qualsiasi dimensione e forma giuridica. È una compensazione, non un bonifico, quindi una startup con poco da compensare lo incassa lentamente.
Serve una certificazione per ottenere il credito?
La certificazione dei costi da parte del revisore è obbligatoria. La certificazione tecnica di un certificatore iscritto all’albo del MIMIT è facoltativa, ma se la ottieni vincola l’Amministrazione finanziaria sulla qualificazione dell’attività.
Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Aliquote e regole cambiano, e il credito è cambiato più volte dal 2019: verifica la pagina del MIMIT per il tuo periodo d’imposta, o chiedi a un professionista, prima di usarlo.
Adaxit
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Fonti
- MIMIT, Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, pagina aggiornata all’8 luglio 2026
- MIMIT, Decreto direttoriale 21 febbraio 2024 sulla certificazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo (art. 23 DL 73/2022), 21 febbraio 2024
- MIMIT, Credito d’imposta, firmato il decreto sulle certificazioni per attività di ricerca, sviluppo e innovazione, 19 settembre 2023
- Ayming Italia, Credito d’imposta ricerca e sviluppo 2026: guida, 25 settembre 2026
- Andersen Italia, Novità del nuovo patent box: cumulabilità con il credito d’imposta ricerca e sviluppo, 16 maggio 2024
- Invest in Basilicata, Nuovo patent box: cos’è, benefici e spese ammissibili, 21 gennaio 2025
Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.



