Mettiamo che la tua società spenda 100.000 euro in un anno per degli sviluppatori e si ritrovi proprietaria di un software che funziona. L’Italia ti lascia dedurre quei soldi dal reddito imponibile, come qualunque costo d’impresa. Poi il patent box ti fa dedurre un altro 110% di quella cifra, in più.
Questo è il patent box in una frase. Il resto della guida spiega chi può usarlo, quali beni e quali costi contano, come si esercita l’opzione, quanto fa risparmiare in un esempio con numeri inventati e come si affianca al credito d’imposta ricerca e sviluppo. Se il lessico è nuovo, parti dalla nostra mappa da zero al primo round.
In breve
- Il patent box italiano è una maggiorazione del 110% dei costi di R&S legati a software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli. La norma è l’articolo 6 del decreto-legge 146/2021. Marchi e know-how restano fuori.
- L’opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi. Dura cinque periodi d’imposta, è irrevocabile ed è rinnovabile. Possono usarla tutti i soggetti con reddito d’impresa, comprese le società estere con una stabile organizzazione in Italia.
- Con le aliquote ordinarie del 24% di IRES e del 3,9% di IRAP, la maggiorazione vale fino al 30,69% del costo ammissibile: fino a 30.690 euro su 100.000, se hai reddito imponibile sufficiente per assorbirla.
- Si può cumulare con il credito d’imposta ricerca e sviluppo, ma la base del credito si riduce delle imposte risparmiate con il patent box, e il credito già utilizzato sugli stessi costi va ricalcolato.
- La tutela dalle sanzioni passa dalla documentazione: il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 15 febbraio 2022 (n. 48243) indica cosa conservare.
Cos’è il patent box in Italia?
La maggior parte delle agevolazioni premia quello che un’azienda guadagna. Il patent box premia quello che spende per costruire beni immateriali. Fai ricerca e sviluppo legata a certi beni di proprietà intellettuale? Allora puoi dedurre il 110% di quei costi in più, dall’IRES (l’imposta sul reddito delle società) e dall’IRAP (l’imposta regionale sulle attività produttive). Lo dice l’articolo 6 del decreto-legge 146/2021, convertito con la legge 215/2021. Il testo originale diceva 90%. Oggi dice 110%.
È una deduzione, non un rimborso. Abbassa il reddito su cui paghi le imposte, quindi per valere qualcosa ti serve un reddito imponibile. Una società ancora in perdita, quest’anno, non risparmia niente.
Quali beni e quali costi rientrano?
I beni sono il software protetto da copyright, i brevetti industriali (la nostra guida su come brevettare un’idea in Italia spiega come se ne ottiene uno), i disegni e i modelli, con i modelli di utilità nello stesso gruppo secondo la lettura dello studio Andersen. Devono essere utilizzati, direttamente o indirettamente, nella tua attività. I marchi e il know-how sono esclusi. Il nome del brand non conta, per quanto tu ci abbia speso.
I costi sono quelli di R&S legati a questi beni. Il lavoro può essere svolto in casa, oppure affidato a terzi indipendenti, università o enti di ricerca. La R&S comprata da società del tuo gruppo, o da società che ti controllano o che controlli tu, non vale, come spiega la guida di un’agenzia regionale. Cosa passa per R&S segue il Manuale di Frascati dell’OCSE, lo stesso metro del credito d’imposta ricerca e sviluppo.
Chi può usarlo e come si esercita l’opzione?
In linea di principio chiunque abbia reddito d’impresa, qualunque sia la forma giuridica: una SRL, un imprenditore individuale, un consorzio. Possono usarlo anche le società estere con una stabile organizzazione in Italia. Quindi una startup innovativa lo usa alle stesse condizioni di un’azienda manifatturiera nata nel 1975.
L’opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi. Dura cinque periodi d’imposta, non si può revocare e dopo puoi rinnovarla. Scegli l’anno con cura, perché sei vincolato.
Un punto pratico per le startup: fa risparmiare imposte solo se ci sono imposte da risparmiare. Se la società è ancora in perdita, la maggiorazione rende la perdita più grande ma non ti rimette in tasca nulla quest’anno.
Quanto si risparmia? Un esempio con i numeri
Immagina una SRL che in un anno spende 100.000 euro per i suoi sviluppatori interni, per costruire un prodotto software di cui è titolare. Supponi che tutto sia ammissibile come R&S e che la società abbia reddito imponibile sufficiente per usare l’intera deduzione. L’esempio è inventato e usa le aliquote ordinarie indicate dalla guida della Regione Basilicata: 24% di IRES e 3,9% di IRAP.
| Passaggio | Importo |
|---|---|
| Costo di R&S ammissibile | 100.000 euro |
| Maggiorazione (110% del costo) | 110.000 euro |
| IRES risparmiata (24%) | 26.400 euro |
| IRAP risparmiata (3,9%) | 4.290 euro |
| Imposte risparmiate in totale | 30.690 euro, il 30,69% del costo |
Confrontalo con il credito d’imposta ricerca e sviluppo, che riconosce il 10% dei costi di ricerca ammissibili, cioè 10.000 euro in questo caso. I due benefici non si sommano e basta: ne parliamo nella sezione dopo.
Patent box e credito d’imposta R&S: si possono avere entrambi?
Sì, da quando la legge di bilancio 2022 (legge 234/2021) ha tolto il divieto che l’articolo 6 conteneva all’inizio. Ma c’è un prezzo. La circolare 5/E del 24 febbraio 2023 dell’Agenzia delle Entrate, nella sintesi di Andersen, dice che il credito va calcolato al netto delle imposte sui redditi e dell’IRAP che il patent box fa risparmiare sugli stessi costi.
Rifai i conti con l’esempio. La base del credito scende da 100.000 euro a 69.310 (il costo meno i 30.690 euro di imposte risparmiate), quindi un credito del 10% passa da 10.000 euro a circa 6.931. Beneficio totale: 30.690 più 6.931, cioè circa 37.600 euro. Meglio di ciascuno dei due da solo, e comunque non la somma.
Se negli anni scorsi hai usato il credito su costi che ora copri con il patent box, devi ricalcolarlo e restituire l’eccedenza con il modello F24. Una guida professionale descrive quella restituzione come senza sanzioni e senza interessi se fatta nei tempi. È un lavoro per il tuo commercialista, ed è il miglior argomento per esercitare l’opzione con un piano e non all’ultimo momento. La nostra guida al credito d’imposta ricerca e sviluppo copre aliquote e documenti sul lato del credito.
Quali documenti ti proteggono dalle sanzioni?
Il patent box è un’autoliquidazione: applichi la deduzione e l’Agenzia può controllare dopo. La protezione è la documentazione. Il provvedimento n. 48243 del 15 febbraio 2022 dell’Agenzia indica cosa conservare. Per il software, la guida della Regione Basilicata dice che si tratta di una dichiarazione sostitutiva con cui attesti di essere titolare dei diritti esclusivi e che l’opera è originale e creativa. Per i disegni non registrati serve una dichiarazione simile, con la data in cui il disegno è diventato pubblico.
La dichiarazione dei redditi è il posto dove segnali di avere questo fascicolo. Costruiscilo mentre spendi, non tre anni dopo, quando arriva una lettera.
La tua checklist
- Elenca i beni: software, brevetti, disegni, modelli di utilità. Escludi quello che è solo un marchio o know-how.
- Separa i costi di R&S di ogni progetto dalle spese correnti e annota chi ha svolto il lavoro.
- Hai reddito imponibile per assorbire la maggiorazione, o quando lo avrai?
- Il tuo commercialista simula insieme patent box e credito R&S, nettizzazione compresa.
- Le dichiarazioni sostitutive su titolarità e originalità, scritte quando il lavoro è ancora fresco.
- L’anno dell’opzione: ti vincola per cinque periodi d’imposta.
Devi comprare macchinari invece di finanziare ricerca? La guida alla Nuova Sabatini spiega il contributo in conto interessi sui finanziamenti per le attrezzature. Se stai confrontando tutte le agevolazioni per una società giovane, parti dalla guida a Smart&Start Italia.
Cos’è il patent box in Italia?
Un’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 6 del decreto-legge 146/2021 che permette a un’impresa di dedurre un ulteriore 110% dei costi di R&S legati a software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli.
Il patent box copre i marchi?
No. Marchi e know-how sono esclusi.
Una startup può usare il patent box?
Sì, in linea di principio: l’opzione è aperta a ogni soggetto con reddito d’impresa. Agisce però sul carico fiscale, quindi una società in perdita non vede il risparmio finché non ha un reddito imponibile.
Posso cumulare patent box e credito d’imposta ricerca e sviluppo?
Sì, da quando la legge 234/2021 ha eliminato il divieto. Il credito si calcola al netto delle imposte risparmiate con il patent box e il credito già usato sugli stessi costi va ricalcolato.
Quanto dura l’opzione per il patent box?
Cinque periodi d’imposta. Non si può revocare e si può rinnovare.
Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole cambiano e l’Agenzia delle Entrate continua a pubblicare chiarimenti: verifica le indicazioni ufficiali o chiedi al tuo commercialista prima di esercitare l’opzione.
Adaxit
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Fonti
- Andersen Italia, Novità del nuovo patent box: cumulabilità con il credito d’imposta ricerca e sviluppo, 16 maggio 2024
- Incentivimpresa, Nuovo patent box 110% e credito R&S: cumulo e recapture 2026, pubblicato il 2 maggio 2026, aggiornato il 19 agosto 2026
- Invest in Basilicata, Nuovo patent box: cos’è, benefici e spese ammissibili, 21 gennaio 2025
- MIMIT, Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, pagina aggiornata all’8 luglio 2026
Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.



