Nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato 74,4 miliardi di dollari di merci dall’Italia, secondo lo US Census Bureau. Qualunque sia oggi la quota della tua azienda in quella cifra, la prima spedizione fa nascere sempre le stesse domande: a quali regole deve rispondere il prodotto, quale dazio paga, chi lo importa, chi gestisce le tasse, chi può aiutarti.
Questa guida spiega come esportare negli Stati Uniti nell’ordine in cui una PMI italiana incontra quelle domande. In circa dieci minuti saprai quanto è grande il mercato, cosa chiede e cosa non chiede la FDA a cibo e cosmetici, come cercare da solo il tuo dazio, quando conviene una società americana e quali aiuti esistono. Se parti da zero, comincia dalla mappa per chi parte da zero e punta al primo round.
In breve
- Lo US Census Bureau conta 74,4 miliardi di dollari di merci importate dall’Italia nel 2025, contro 76,0 miliardi nel 2024 e 72,8 nel 2023. L’ISTAT riferisce che nel 2025 l’export italiano verso i paesi extra Ue è cresciuto del 2,3% e che a dicembre 2025 le vendite verso gli Stati Uniti sono scese dello 0,4%.
- Per il cibo, la FDA dice di non poter approvare, certificare o autorizzare importatori, prodotti, etichette o spedizioni. Gli stabilimenti devono registrarsi, serve il Prior Notice e gli importatori seguono il Foreign Supplier Verification Program (FSVP).
- Per i cosmetici, con il MoCRA produttori e trasformatori registrano gli stabilimenti e rinnovano ogni due anni, una persona responsabile elenca ogni prodotto e conserva la documentazione di sicurezza, e gli eventi avversi gravi si segnalano entro 15 giorni lavorativi.
- Il tuo dazio lo cerchi da solo su hts.usitc.gov. La tariffa cambia spesso: la revisione 20 dell’edizione 2026 è uscita il 28 settembre 2026. Qui non citiamo aliquote, perché possono cambiare tra quando scriviamo e quando leggi.
- Puoi vendere negli Stati Uniti senza una società americana, tramite un importatore. Una LLC o una C-corporation, spesso in Delaware, arriva dopo: quando tieni scorte, assumi persone o raccogli capitale americano.
Perché esportare negli Stati Uniti? I numeri
Due serie di numeri ufficiali, di due paesi, in due valute. Parti da quella italiana. Il 29 gennaio 2026 l’ISTAT ha comunicato che nel 2025 l’export verso i paesi extra Ue è cresciuto del 2,3%, mentre a dicembre 2025 le vendite verso gli Stati Uniti sono scese dello 0,4%. Per la dimensione del mercato in dollari, la fonte ufficiale più chiara che abbiamo trovato è dall’altra parte dell’Atlantico.
La pagina Trade in Goods with Italy dello US Census Bureau indica importazioni americane dall’Italia per 74,4 miliardi di dollari nel 2025, 76,0 nel 2024 e 72,8 nel 2023. Rispetto al 2024 è un calo di circa il 2%. Rispetto al 2023, un aumento di circa il 2%. Aspettati cifre ISTAT in euro diverse da questi dati in dollari. Ogni parte conta nella propria valuta e a modo suo: scegli una fonte per il tuo piano e tienila.
Cosa significa per te? Un mercato così profondo è anche un mercato in cui ogni concorrente italiano della tua categoria potrebbe essere già presente. La dimensione dice che il bacino è grande. Non dice che il tuo prodotto, al tuo prezzo, si conquisti un posto. Quello lo dicono la scheda della nostra guida alla strategia di ingresso nei mercati esteri e il lavoro che segue.
A quali regole deve rispondere il tuo prodotto?
Un prodotto legale in Italia non è automaticamente legale su uno scaffale americano. Parti da chi regola la tua categoria. La tabella copre le due che abbiamo verificato alla fonte.
| Prodotto | Cosa dice l’agenzia americana | Cosa significa per te |
|---|---|---|
| Cibo | FDA: non è autorizzata ad approvare, certificare, dare licenza o sancire singoli importatori, prodotti, etichette o spedizioni di cibo. Gli stabilimenti devono registrarsi e serve il Prior Notice. Gli importatori seguono il Foreign Supplier Verification Program (FSVP). | Nessuna approvazione FDA da aspettare, ma registrazione e Prior Notice sono obbligatori. Metti d’accordo con l’importatore chi fa cosa sull’FSVP prima del primo ordine. |
| Cosmetici | FDA, con il MoCRA: produttori e trasformatori registrano gli stabilimenti e rinnovano ogni due anni. Una persona responsabile elenca ogni prodotto in commercio con gli ingredienti, aggiorna l’elenco ogni anno e conserva la documentazione sulla sicurezza. Gli eventi avversi gravi si segnalano entro 15 giorni lavorativi. | Se il nome della tua azienda è in etichetta, la persona responsabile sei tu. Tieni pronti fascicolo di sicurezza ed elenco prima della prima spedizione. |
| Tutto il resto | Ogni categoria ha la sua agenzia e le sue regole: elettronica, giocattoli, macchinari, tessili, vino e liquori. | Chiedi l’elenco al tuo importatore o a uno spedizioniere doganale americano prima di fare un’offerta. Non dare nulla per scontato. |
Una cosa da sapere sul cibo. L’agenzia scrive esplicitamente che non approva né certifica importatori, prodotti, etichette o spedizioni. Se un consulente ti offre un prodotto alimentare approvato FDA o certificato FDA, chiedi cosa ti stanno vendendo, esattamente.
Per il resto, i nomi che sentirai sono generici. La FCC si occupa dei dispositivi che usano segnali radio, come Wi-Fi o Bluetooth, e molti compratori americani chiedono ai prodotti elettrici il marchio di un laboratorio di prova come UL. Cosa vale per te dipende dal prodotto e dal compratore, quindi chiedilo al tuo importatore prima di fare l’offerta.
Come trovi il dazio per il tuo prodotto?
Il dazio è il primo numero che sposta il prezzo a scaffale. Gli Stati Uniti pubblicano la loro tariffa come Harmonized Tariff Schedule, l’HTS, e la US International Trade Commission la tiene online su hts.usitc.gov. Ecco come leggerla per il tuo prodotto.
- Parti dal codice merce che i tuoi documenti doganali usano già. Le prime cifre vengono dal Sistema Armonizzato, un codice internazionale dei prodotti condiviso da molti paesi.
- Cerca il codice o la descrizione del prodotto su hts.usitc.gov e leggi la riga che corrisponde. Gli Stati Uniti aggiungono cifre proprie, quindi confronta la descrizione completa e non solo le prime cifre.
- Leggi le note e le colonne delle aliquote che valgono nel tuo caso, e controlla se sopra l’aliquota di base ci sono dazi aggiuntivi per il tuo prodotto e la sua origine.
- Scrivi la data accanto all’aliquota. Il 28 settembre 2026 la USITC ha pubblicato la revisione 20 della tariffa 2026, quindi un’aliquota annotata in primavera può essere superata in autunno.
- Fai confermare la classificazione dal tuo importatore o dallo spedizioniere doganale prima di fare l’offerta. Un codice sbagliato vuol dire un dazio sbagliato.
Qui non citiamo aliquote. Un numero preso da un blog non è un numero da mettere davanti a un cliente. Il percorso del prezzo nella stessa guida alla strategia di ingresso mostra come il dazio si somma a trasporto e margini, con cifre inventate.
Serve una società americana? LLC o C-corporation
Non per cominciare. Un importatore o un distributore compra da te in Italia e gestisce il lato americano. Una società americana comincia ad avere senso quando tieni scorte negli Stati Uniti, assumi persone là, vendi direttamente ai consumatori o raccogli capitale da investitori americani.
Le due forme di cui sentirai parlare sono la LLC e la C-corporation. La LLC è la più leggera da gestire. La C-corporation è la forma che gli investitori di venture capital americani si aspettano in genere, ed è per questo che chi pensa di raccogliere sceglie una C-corp del Delaware. Le tasse statali sono piccole: la franchise tax minima del Delaware per una corporation è 175 dollari con il metodo delle azioni autorizzate, o 400 con il metodo del valore nominale presunto, più 50 dollari di annual report, da pagare entro il 1° marzo (Delaware Division of Corporations, controllato il 5 ottobre 2026).
Il costo vero è il lavoro intorno alla società: dichiarazioni fiscali americane, un conto in banca americano e un commercialista che conosca entrambi i paesi. Una società italiana che possiede una controllata americana ha obblighi anche qui, quindi parlane con il tuo commercialista prima di costituirla.
Se ci sono investitori di mezzo, la struttura ha una sua logica. La nostra guida al Delaware flip spiega perché gli investitori americani a volte chiedono alle startup italiane di spostare la capogruppo negli Stati Uniti, e gli incentivi fiscali per chi investe in startup in Italia e negli USA mostrano cosa cambia da una parte e dall’altra.
Importatore, distributore, marketplace o negozio online?
I canali sono un menu, e la nostra guida alla strategia di ingresso li confronta in una tabella. Il punto specifico degli Stati Uniti è chi fa da importer of record, il soggetto legalmente responsabile della dichiarazione doganale e del dazio quando la merce arriva. Mettilo per iscritto con ogni canale. Con un distributore di solito è il distributore. Quando spedisci direttamente ai consumatori, può toccare a te.
Marketplace e negozio online ti fanno testare la domanda con piccoli volumi, soprattutto con i consumatori (B2C). Importatori e distributori vendono alle imprese (B2B) e portano accesso agli scaffali e logistica locale. In cambio prendono un margine, quindi confrontalo con i volumi che possono davvero garantire.
Cosa cambia con pagamenti e tasse?
Tre cose sorprendono chi vende dall’Italia. Primo: gli Stati Uniti non hanno un’IVA nazionale unica, la sales tax è affare dei singoli stati e in certi posti anche delle città. Secondo: uno stato può chiedere a un venditore di riscuotere la propria sales tax anche senza un ufficio sul posto, quando il venditore ha una presenza sufficiente e le vendite nello stato possono contare. Si chiama nexus. Terzo: la valuta. Se quoti in dollari, il cambio diventa un tuo rischio. Se quoti in euro, diventa del compratore, che potrebbe chiederti un prezzo più basso.
Soglie e regole cambiano da stato a stato, quindi non le elenchiamo. Se vendi ai consumatori e non tramite un importatore, fatti consigliare da un fiscalista abilitato negli Stati Uniti prima della prima vendita, non dopo la prima lettera di uno stato.
Chi può aiutarti? ICE, SIMEST e gli uffici di New York
L’ICE, l’agenzia italiana per la promozione all’estero, ha uffici in 70 paesi, New York compresa. La sua guida a Esportare e Investire negli USA si presenta come un’introduzione: “informazioni di primo orientamento” su regole e procedure per fare impresa là. Parti da lì se vuoi il punto di vista di un ente pubblico italiano sugli Stati Uniti.
Sul fronte dei soldi, il finanziamento SIMEST per l’inserimento nei mercati esteri ha condizioni specifiche per i progetti negli Stati Uniti: 8 anni di cui 2 di preammortamento e una quota a fondo perduto del 10%, secondo una pagina aggiornata il 23 settembre 2026. SIMEST ha anche annunciato una sede a New York nel settembre 2026. I dettagli sono nella nostra guida ai finanziamenti SIMEST. Guardi alla metà sud del continente? Leggi come espandersi in America Latina.
La tua checklist prima della prima spedizione
- Importatore o distributore concordato per iscritto, compreso chi è l’importer of record.
- Regole della tua categoria di prodotto controllate sull’agenzia, non su un blog.
- Cibo: stabilimento registrato, Prior Notice pianificato, FSVP concordato con l’importatore.
- Cosmetici: stabilimento registrato, prodotti elencati, fascicolo di sicurezza pronto, etichetta con la persona responsabile.
- Codice HTS cercato, con accanto la data in cui l’hai controllato.
- Percorso del prezzo costruito con il dazio trovato e confrontato con un prezzo a scaffale americano.
- Valuta del prezzo scelta e chiaro chi porta il rischio di cambio.
- Un fiscalista abilitato negli Stati Uniti interpellato sulla sales tax, prima di vendere ai consumatori.
- Pagine di ICE e SIMEST lette per il supporto dedicato agli Stati Uniti.
Serve l’approvazione FDA per esportare cibo negli Stati Uniti?
No. La FDA dice di non essere autorizzata ad approvare, certificare, dare licenza o comunque sancire singoli importatori, prodotti, etichette o spedizioni di cibo. Gli stabilimenti devono comunque registrarsi, e per il cibo importato serve il Prior Notice.
Come trovo il dazio americano per il mio prodotto?
Cerca nell’Harmonized Tariff Schedule su hts.usitc.gov per descrizione o codice, leggi la riga che corrisponde e fai confermare la classificazione dal tuo importatore o dallo spedizioniere doganale. Annota la data, perché la tariffa viene rivista spesso.
Serve una società americana per vendere negli Stati Uniti?
Non per cominciare. Puoi vendere dall’Italia a un importatore o distributore americano. Una società americana ha senso quando tieni scorte, assumi personale, vendi direttamente ai consumatori o raccogli capitale da investitori americani.
Quanto ha esportato l’Italia negli Stati Uniti nel 2025?
Lo US Census Bureau conta 74,4 miliardi di dollari di merci importate dall’Italia nel 2025, contro 76,0 miliardi nel 2024. L’ISTAT pubblica le cifre italiane in euro, quindi non mescolare i due gruppi di dati nello stesso calcolo.
SIMEST può aiutare su un progetto negli Stati Uniti?
Sì. Il finanziamento SIMEST per l’inserimento nei mercati esteri ha condizioni specifiche per i progetti negli Stati Uniti: 8 anni di cui 2 di preammortamento e una quota a fondo perduto del 10%, secondo la pagina aggiornata il 23 settembre 2026. Controlla la pagina attuale prima di costruirci un piano.
Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole e le tariffe cambiano: verifica le pagine ufficiali delle agenzie e chiedi a un professionista abilitato negli Stati Uniti prima di spedire, costituire una società o riscuotere la sales tax.
Adaxit
Stai preparando la prima spedizione o la società negli Stati Uniti? Ti aiutiamo a mappare mercato, canale e budget prima di spendere.
Fonti
- US Census Bureau, Trade in Goods with Italy, consultata il 5 ottobre 2026
- ISTAT, Commercio estero extra Ue, dicembre 2025, 29 gennaio 2026
- FDA, Importing Food Products into the United States, contenuto aggiornato a dicembre 2024, consultata il 5 ottobre 2026
- FDA, Modernization of Cosmetics Regulation Act of 2022 (MoCRA), aggiornata il 10 agosto 2026
- USITC, Harmonized Tariff Schedule information, consultata il 5 ottobre 2026
- ICE, Guida: Esportare e Investire negli USA, consultata il 5 ottobre 2026
- SIMEST, Inserimento sui mercati esteri (versione in inglese), aggiornata il 23 settembre 2026, consultata il 5 ottobre 2026
- Delaware Division of Corporations, Franchise tax, consultata il 5 ottobre 2026
Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.



