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Inviare il pitch deck agli investitori: email, PDF e follow-up

Quale deck mandare prima del primo incontro, PDF o link DocSend, come scrivere l'email in sei righe (con un esempio), cosa fanno i VC davanti a un NDA e quando fare follow-up senza diventare insistente.

Inviare il pitch deck agli investitori: email, PDF e follow-up

Spesso il tuo deck arriva dall’investitore prima di te. United Ventures, società di venture capital indipendente di Milano, raccoglie le proposte con un modulo in homepage: breve descrizione dell’azienda, fondi necessari e un campo con scritto “Attach your pitch deck”. Anche P101, sempre a Milano, prima di incontrare i founder chiede di mandare l’idea con un modulo dedicato.

Il file, l’email che lo accompagna e la settimana dopo l’invio contano quasi quanto le slide. Qui vediamo come inviare il pitch deck agli investitori: quale versione mandare prima, PDF o link, un’email di sei righe con un esempio, NDA e follow-up. Sei all’inizio? Parti dalla nostra mappa da zero al primo round.

In breve

  • Prima del primo incontro manda un deck corto che si regga da solo; quello completo, da presentare, dopo la call. Hustle Fund suggerisce circa cinque slide per il primo e una decina per il secondo.
  • Gli investitori leggono in fretta: DocSend ha misurato un minimo storico di 2 minuti e 24 secondi per deck nell’ultimo trimestre del 2023, e ad aprile 2025 indicava ancora meno di tre minuti.
  • Il PDF si apre ovunque e si inoltra facilmente. Con un link DocSend puoi sostituire il file, fissare una scadenza e vedere il tempo passato su ogni pagina. Gmail personale accetta allegati fino a 25 MB.
  • L’email agli investitori sta in cinque o sei righe: cosa fai in una frase, un dato che lo dimostra, il round, perché proprio quell’investitore, il deck.
  • Non chiedere un NDA: secondo lo studio legale Cooley gli investitori professionali rifiutano quasi sempre di firmarlo. Fai follow-up il giorno stesso dopo un incontro, e dopo circa una settimana se l’email a freddo resta senza risposta.

Deck da inviare o deck da presentare: quale va nell’email?

Il pitch deck è la breve presentazione a slide che spiega agli investitori cosa stai costruendo e perché può diventare grande. Quasi tutti i founder ne hanno uno. Il guaio è che di solito nasce per essere presentato, con te che parli sopra ogni slide. Quello che mandi per email deve funzionare senza nessuno in sala.

Guarda come seleziona una rete di business angel italiana. Italian Angels for Growth esamina circa 100 deal ogni due mesi: secondo la sua pagina per le startup, il 25% arriva allo screening con i soci, il 3% al pitch davanti ai soci riuniti in plenaria e il 2% ottiene un investimento. Si legge parecchio, prima che qualcuno metta mano al portafoglio.

La guida al seed di Y Combinator lo dice dal lato dell’investitore: il deck deve essere un “coherent leave-behind”, un documento da girare ai partner che non ti hanno mai visto. Hustle Fund, che investe in startup software al pre-seed, divide il lavoro in due. Il deck da email ha circa cinque slide (problema, soluzione, mercato, trazione, team) e serve solo a ottenere l’incontro; quello da presentare arriva a una decina, più un’appendice. La regola è secca: mai mandare a freddo le 20 slide della presentazione.

Perché così corto? Perché la lettura è veloce. DocSend, i cui link registrano come vengono visti i deck, ha misurato 2 minuti e 24 secondi per deck nell’ultimo trimestre del 2023, il minimo storico, e ad aprile 2025 parlava ancora di meno di tre minuti. Uno sconosciuto, dopo tre minuti da solo con le tue slide, saprebbe spiegare cosa fai?

Il deck da inviare ha bisogno di alcune cose che quello da presentare può saltare:

  • Titoli che dicono il punto. Un titolo come “Ora 38 studi pagano ogni mese” racconta già qualcosa; “Trazione” no.
  • Una data e un’unità di misura accanto a ogni numero, e la fonte sotto ogni dato di mercato.
  • Nessuna slide che funziona solo con la tua voce sopra, come una foto da sola o una parola gigante.
  • Nell’ultima slide: nome, email e dimensione del round.

Se il deck ti sembra ancora fragile, confrontalo con la struttura del pitch deck slide per slide e con i 10 errori che ti fanno scartare in fretta. Vuoi un secondo lettore prima del primo invio? La nostra revisione del pitch deck ti dà una lettura da investitore in una pagina, note su ogni slide e le cinque modifiche da fare per prime, in 3-7 giorni lavorativi.

I modi più comuni per condividere un pitch deck sono quattro. Ognuno scambia un po’ di comodità con un po’ di controllo.

OpzioneCosa ottieniA cosa stare attento
PDF allegatoSi apre su qualsiasi telefono o portatile, senza login, e si inoltra ai partner in un attimoUna volta inviato non puoi correggerlo né ritirarlo, e non sai se è stato aperto. Gmail personale accetta allegati fino a 25 MB
Link DocSendTempo per pagina, report di abbandono pagina per pagina, codice di accesso, scadenza, richiesta email facoltativa; puoi sostituire il file mantenendo lo stesso linkLa richiesta dell’email aggiunge un passaggio per l’investitore. Il tempo di visita corre finché la pagina è in primo piano, anche se nessuno sta leggendo
Link Google DriveGratis e familiare: condividi con “Chiunque abbia il link”Chi ha il link lo apre senza accedere, e chi lo visualizza può scaricarlo, a meno che tu non lo disattivi
Link PitchDurata della visita e slide viste; codice, richiesta email, download in PDF e scadenza sui link esterniFunzione a pagamento. Ai visitatori può essere chiesto il consenso, e se rifiutano i dati possono non comparire
Funzioni come descritte nelle pagine di assistenza di ciascuna azienda, consultate l’8 ottobre 2026. Il limite di Gmail vale per gli account personali.

Noi cosa suggeriamo? Per il primo invio, un PDF oppure un link senza richiesta di email e con il download consentito, uno per investitore, così le statistiche ti dicono chi ha letto cosa. Dopo un incontro, quando il deck girerà dentro il fondo, il PDF è la scelta più comoda per tutti.

Il link ha un altro pregio: perdona gli errori. Secondo l’assistenza di DocSend, sostituire un file lo aggiorna ovunque, anche nei link già inviati, ma nessuno viene avvisato: segnala tu la nuova versione nella mail successiva. E leggi i numeri con prudenza. Il tempo di visita corre finché la pagina è in primo piano, e l’esempio di DocSend è un visitatore che si alza dal computer per cinque minuti. Contano anche quelli.

Nome del file, peso e data

Dai al file un nome che abbia senso anche fra qualche mese, sepolto nella cartella dei download: società, documento, mese. “NomeSocieta_Deck_2026-10.pdf” batte “deck_definitivo_v7.pdf”. Metti lo stesso mese in copertina, così nessuno legge i numeri di ottobre come se fossero di marzo.

Occhio anche al peso. Gmail, per gli account personali, si ferma a 25 MB: oltre, toglie l’allegato e mette al suo posto un link a Google Drive. Le caselle Microsoft hanno come limite predefinito 35 MB in invio e 36 in ricezione, e l’amministratore può fissare qualsiasi tetto tra 1 e 150 MB. Comprimi le immagini prima di esportare.

Deck in italiano o in inglese?

Se raccogli in Italia, il deck va scritto in italiano? Di solito no, o non solo. Secondo Growth Capital e Italian Tech Alliance, nel 2025 la partecipazione internazionale ai round italiani di venture capital è arrivata al 46% (era il 24% nel 2020), e ogni operazione sopra i 20 milioni di euro ha avuto almeno un investitore estero. Anche le pagine di United Ventures e P101 citate sopra sono in inglese.

La nostra scelta predefinita: deck in inglese, importi in euro e date che nessuno può fraintendere: scrivi “8 October 2026”, non “8/10/26”, che un americano legge come 10 agosto. Tieni una versione italiana per il gruppo di angel o il programma regionale che la chiede. Ma non mescolare mai le due lingue nello stesso file.

L’email agli investitori: sei righe, con un esempio

L’email ha un solo compito: far aprire il deck alla persona giusta. Il consiglio di Paul Graham a chi si candida a Y Combinator vale anche qui: dire cosa fai “right in the first sentence, in the simplest possible terms”, nella prima frase e con le parole più semplici. Quella prima riga è il tuo one-liner, la frase unica che dice cosa fai e per chi.

RigaA cosa serveEsempio (inventato)
OggettoCosa fai, un numero, il roundPrenotazioni per studi dentistici: 38 paganti, round da 300.000 euro
1Il one-linerFacciamo un software di prenotazione e promemoria per studi dentistici privati in Italia.
2Un dato che lo prova, con la dataDa marzo 38 studi ci pagano 120 euro al mese, e nessuno ha disdetto.
3Il roundRaccogliamo 300.000 euro per arrivare a 150 studi in 18 mesi.
4Perché proprio tuHai investito al pre-seed in due software per la sanità.
5Il deck e il passo successivoTi allego il deck (12 slide). Ci sentiamo per 20 minuti la settimana prossima?
Esempio inventato: società, numeri e investitore sono di fantasia, a scopo didattico.

Tutto qui. Niente paragrafo sulla passione del team, niente “riservato, serve un NDA”, niente allegato e link insieme. Se qualcuno può presentarti, passa da lì: per la guida di Y Combinator l’introduzione tramite un contatto comune è “by far the best way”, di gran lunga il modo migliore. Se scrivi a freddo, leggi come scrivere la prima email a un investitore. E se ti chiedono qualcosa di più corto del deck, manda un one pager della startup.

Devi chiedere agli investitori di firmare un NDA?

No. L’NDA (non-disclosure agreement, accordo di riservatezza) impegna chi legge a non divulgare quello che condividi, e chi fa venture capital raramente lo firma per una prima lettura. Secondo lo studio legale americano Cooley gli investitori professionali rifiutano quasi sempre, e il founder che lo chiede rischia di sembrare inesperto e ingenuo. Per Wilson Sonsini la maggior parte dei VC non firma, anche perché l’accordo potrebbe limitare la loro libertà di investire nel tuo settore. Y Combinator mette “Ask for an NDA” tra le cose da non fare.

La protezione la costruisci nel deck. Togli ciò che ti danneggerebbe se lo leggesse un concorrente: il metodo non brevettato, la formula, i prezzi di un cliente chiave. Mostra cosa ottiene la tecnologia, non come. Cooley vede spazio per un NDA limitato più avanti, per esempio su una proprietà intellettuale centrale non ancora brevettata, scritto su misura da un avvocato e non preso da un modulo generico.

Follow-up con gli investitori: quando scrivere e quando smettere

Dopo un incontro, il follow-up parte il giorno stesso. Eric Bahn, di Hustle Fund, quando presenta il fondo a un potenziale investitore scrive il prima possibile, a volte pochi minuti dopo aver chiuso la chiamata. Mettici tutto quello che hai promesso: deck completo, dati del pilota, la risposta che in riunione non avevi. Ora parte il deck da presentare, mai quello corto da email.

L’email a freddo senza risposta è un’altra storia. Aspetta circa una settimana, poi rispondi nello stesso thread con un fatto nuovo: un nuovo studio cliente, un pilota partito. Un “volevo solo sapere se l’hai guardato” non dà all’investitore niente su cui reagire. Dopo qualche tentativo a vuoto, Hustle Commons suggerisce un’ultima riga in cui dici che smetterai di scrivere: cerchi solo una conferma, sì o no. Insistere a volte paga. Bahn ricorda un investitore che si è impegnato a investire alla tredicesima email, dopo 12 solleciti. È l’eccezione, non il piano.

Un “non adesso” va conservato. Aggiungi quegli investitori al tuo aggiornamento mensile, partendo dal nostro esempio completo di investor update, e torna a scrivere quando i numeri si sono mossi.

Niente di tutto questo funziona a memoria. Registra ogni invio in un unico posto: data, versione del deck, link aperto o no, risposta, prossimo passo, prossimo follow-up. Basta un foglio di calcolo. La guida alla pipeline degli investitori spiega le fasi, e il nostro CRM investitori in Excel ha già punteggio di affinità e date di follow-up. Pochi nomi in lista? Prima costruisci la lista degli investitori giusti.

Checklist prima di premere invio

  1. Prepara un deck da inviare che uno sconosciuto capisca in tre minuti. Quello completo tienilo per dopo la call.
  2. Esporta in PDF, aprilo sul telefono e chiamalo società, deck, mese.
  3. Allegato o link? Se è un link: uno per investitore, senza richiesta email, download consentito.
  4. Scrivi l’email in cinque o sei righe e rileggila ad alta voce.
  5. Togli tutto ciò per cui vorresti un NDA.
  6. Registra l’invio nella pipeline con una data di follow-up.
  7. Dopo ogni incontro, manda in giornata il deck completo e quello che hai promesso.
Meglio inviare il pitch deck in PDF o con un link?

Vanno bene entrambi. Il PDF è il più semplice da aprire e inoltrare; un link DocSend ti permette di sostituire il file e vedere il tempo passato su ogni pagina. Se usi un link, niente richiesta di email.

Devo mandare il deck completo prima del primo incontro?

No. Manda un deck corto che si regga da solo e tieni quello completo per dopo la call.

Quanto tempo dedica un investitore a un pitch deck?

Meno di tre minuti in media, secondo DocSend: 2 minuti e 24 secondi per deck nell’ultimo trimestre del 2023, il minimo storico.

I fondi di venture capital firmano gli NDA?

Quasi mai per una prima lettura. Cooley scrive che gli investitori professionali rifiutano quasi sempre: lascia fuori dal deck i dettagli riservati.

Dopo quanto tempo fare follow-up con un investitore?

Il giorno stesso dopo un incontro. Dopo un’email a freddo senza risposta, aspetta circa una settimana e riscrivi con una novità; dopo qualche tentativo, manda un ultimo messaggio cortese.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale. Prima di condividere una tecnologia non brevettata o di firmare un accordo di riservatezza, chiedi a un avvocato.

Adaxit

Stai per inviare il deck? Fallo leggere prima con gli occhi di un investitore: una lettura da investitore in una pagina, note su ogni slide e le cinque modifiche da fare per prime, in 3-7 giorni lavorativi.

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

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