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Modello finanziario startup: come costruirne uno che regge

I sei blocchi di un modello finanziario startup a 36 mesi, perché in Italia assumere costa più dello stipendio e un SaaS inventato calcolato mese per mese.

Modello finanziario startup: come costruirne uno che regge

Immagina il classico primo modello. I ricavi decollano come da un trampolino da sci al mese 13, nessuno sa spiegare perché, e il team triplica senza una sola riga per i contributi sociali. Un investitore se ne accorgerebbe in un paio di minuti.

Questa guida ti mostra come costruire un modello finanziario startup che sopravvive a quella prima lettura: le sei parti di un modello a 36 mesi, perché lavorare mese per mese, perché servono tre scenari, quanto costa davvero un dipendente in Italia e un SaaS inventato calcolato mese dopo mese. Sei all’inizio? Parti dalla mappa da zero al primo round.

In breve

  • Un modello finanziario startup è un piano di cassa costruito sui driver: prezzo, clienti acquisiti al mese, churn, assunzioni e costi. Ricavi e burn sono risultati, mai obiettivi scritti a mano.
  • Costruiscilo a 36 mesi, mese per mese, con tutte le ipotesi su un solo foglio. Per il deck riassumi per anno.
  • In Italia un dipendente costa molto più della retribuzione lorda: Eurostat indica che nel 2025 i costi non salariali sono il 28,1% del costo del lavoro totale, quindi 100 euro di retribuzione lorda costano all’azienda circa 139 euro in media.
  • Fai girare tre scenari (pessimistico, base, ottimistico), trova il mese in cui finisce la cassa in ciascuno e inizia a raccogliere ben prima del più vicino.
  • Alla prima lettura gli investitori guardano le ipotesi, il piano assunzioni e il punto più basso della cassa. Rendi facili da trovare tutti e tre.

A cosa serve un modello finanziario per una startup

Al pre-seed e al seed nessuno crede ai tuoi ricavi del mese 30. Va bene così. Il modello non è una previsione. Mostra come ragioni sul business ed è lo strumento con cui decidi quanto raccogliere e quando assumere.

In pratica risponde a tre domande. Quanta cassa ci serve per arrivare al prossimo traguardo? Da quali ipotesi dipende tutto? E cosa succede alla cassa se quelle ipotesi si rivelano sbagliate?

Produce anche i numeri che gli investitori chiedono. Da lì esce l’MRR, il ricavo mensile ricorrente di un business in abbonamento, e così il tuo runway, i mesi di cassa che ti restano. Se non hai mai calcolato questi numeri per un budget semplice, leggi prima quanti soldi servono per aprire una startup.

I sei blocchi di un modello a 36 mesi

  1. Ipotesi. Un solo foglio con ogni input: prezzo, tassi di conversione, churn (la quota di clienti che se ne va ogni mese), stipendi, mese di ingresso delle assunzioni, affitto. Colora gli input in modo diverso dalle formule. Il noto modello di piano SaaS di Christoph Janz usa il blu per gli input, così chiunque può cambiare una cella e vedere cosa si muove.
  2. Driver dei ricavi, costruiti dal basso. I clienti arrivano da qualche parte: un budget di marketing diviso per il tuo CAC (quanto costa acquisire un cliente), la capacità mensile di un venditore, il passaparola. Moltiplica i clienti per il prezzo, sottrai quelli che se ne vanno e ottieni l’MRR.
  3. Piano assunzioni. Ogni persona, il suo ruolo, il mese di ingresso e la retribuzione lorda, più i costi a carico del datore. Nell’esempio sotto pesa circa due terzi dei costi totali al mese 24.
  4. Costi operativi. Software, commercialista, ufficio, marketing, trasferte, assicurazioni. Voci noiose che si sommano.
  5. Flusso di cassa. Soldi in entrata e in uscita, mese per mese, nel momento in cui si muovono davvero. Se un cliente paga a 60 giorni, l’incasso arriva due mesi dopo la fattura. Qui entrano anche round e contributi.
  6. Runway. La cassa a fine mese divisa per il burn netto di quel mese. È il risultato che tutto il resto alimenta: quando finiscono i soldi?

Janz stesso ha descritto il suo modello come un punto di partenza pieno di semplificazioni, non qualcosa che vada bene per ogni business. Tratta il tuo allo stesso modo. Meno righe, logica più chiara.

Mensile o annuale? E perché servono tre scenari

Vai mensile per tutti i 36 mesi. I totali annuali nascondono il momento che conta di più, il mese in cui la cassa tocca il minimo, e un’assunzione a marzo invece che a ottobre può spostare quel punto di mesi.

Poi costruisci tre versioni. Il caso base è ciò che ti aspetti onestamente. Il pessimistico assume che i clienti costino di più da acquisire e se ne vadano prima. L’ottimistico è cosa succede se le cose vanno meglio del previsto. Tieni la struttura identica e cambia solo i driver, così i tre restano confrontabili.

Perché 36 mesi? Perché un round deve portarti al successivo, e quel tratto è lungo. Nei dati americani di Carta, il tempo mediano tra un round seed e una Serie A era di 1,9 anni a fine 2025. Tre anni mostrano il round, il prossimo traguardo e la raccolta successiva su una pagina sola.

Un esempio pratico: un SaaS inventato, mese per mese

Un esempio volutamente piccolo. Immagina una startup a Torino che vende software di prenotazione a studi di fisioterapia. Ha appena chiuso un round pre-seed e ha 400.000 euro in banca. Il suo foglio delle ipotesi dice:

  • Prezzo: 69 euro al mese per studio.
  • Nuovi clienti: il budget di marketing diviso per un CAC di 700 euro (il budget è 2.000 euro al mese fino al mese 6, poi 5.000), più 3 al mese dal passaparola, più un venditore dal mese 13 che sale a regime fino a 6 al mese.
  • Churn: il 3% dei clienti se ne va ogni mese.
  • Costi diretti (hosting, commissioni di pagamento, strumenti di assistenza): 20% dell’MRR.
  • Team a retribuzione annua lorda (RAL): due fondatori a 30.000 euro ciascuno dal mese 1, uno sviluppatore a 36.000 dal mese 3, il venditore a 30.000 dal mese 13, un secondo sviluppatore a 38.000 dal mese 19 e una persona di customer success a 28.000 dal mese 25. Il costo aziendale è la RAL × 1,4.
  • Altri costi: 2.500 euro al mese (commercialista e paghe 900, software 400, coworking 1.200).
MeseClientiMRRCosti totaliBurn nettoCassa a fine meseRunway
16€414€11.583€11.169€388.83134,8 mesi
633€2.277€16.155€13.878€320.82523,1 mesi
1283€5.727€19.845€14.118€229.43516,3 mesi
18153€10.557€24.311€13.754€136.91810,0 mesi
24216€14.904€29.614€14.710€40.2132,7 mesi
Caso base di un SaaS inventato (esempio didattico). Runway = cassa a fine mese ÷ burn netto di quel mese.

Leggi ogni riga da sinistra a destra e la catena si vede. I driver fanno i clienti, i clienti fanno l’MRR, l’MRR meno i costi dà il burn, e il burn mangia la cassa. L’azienda cresce ogni singolo mese. Eppure finisce i soldi al mese 27.

ScenarioCACChurn mensileChiusure del venditoreLa cassa finisce
Pessimistico€1.0005%3 al meseMese 24
Base€7003%6 al meseMese 27
Ottimistico€5502%8 al meseMese 32
Lo stesso SaaS inventato in tre scenari. Cambiano solo i driver.

Da qui escono due lezioni. Gli scenari spostano la data di pochi mesi, perché a questo stadio è il piano assunzioni a guidare il burn molto più dei ricavi: la decisione che pesa di più sul runway è quando assumi. E questo fondatore dovrebbe iniziare a raccogliere intorno al mese 18 nel caso base, prima se il pessimistico comincia a sembrare reale. Saper dire questa frase, con il foglio dietro, è il senso di tutto l’esercizio.

Gli errori che gli investitori notano per primi

  • Una curva a hockey stick senza driver. Crescita scritta a mano al 20% al mese, o ricavi che triplicano nel secondo anno perché lo dice la cella. Ogni cliente dovrebbe nascere da una riga che sai spiegare.
  • Assumere a stipendio lordo. In Italia un dipendente costa all’azienda ben più della retribuzione lorda. Gli ultimi dati Eurostat indicano che nel 2025 i costi non salariali, in gran parte contributi sociali a carico del datore, sono il 28,1% del costo del lavoro totale, contro il 24,8% nell’UE. Rigirando il conto, 100 euro di retribuzione lorda costano all’azienda circa 139 euro in media. Una parte della differenza è il TFR, un fondo di fine rapporto che ogni anno cresce di una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, circa il 7,4%. La cifra esatta dipende da contratto, settore e agevolazioni: chiedi a un consulente del lavoro e usa il suo numero.
  • Dimenticare i fondatori. Se i fondatori lavorano nell’azienda, anche i loro contributi sociali sono un costo, pure senza stipendio.
  • Confondere ricavi e cassa. Una fattura non è denaro in banca. Modella a parte i tempi di pagamento e gli anticipi annuali.
  • Nessun churn, o churn aggiunto alla fine. Un business in abbonamento che non perde mai un cliente non esiste.
  • Quaranta fogli e falsa precisione. Ricavi calcolati all’euro al mese 36 dicono a un investitore che non hai separato ciò che sai da ciò che stai tirando a indovinare.
  • Numeri che non coincidono con il deck. Se la slide 12 dice 1,2 milioni di ARR e il modello dice 900.000 euro, la riunione diventa un dibattito su quale sia giusto.

Come gli investitori leggono un modello in dieci minuti

Nessuno controlla le tue formule a un primo incontro. La prima lettura è veloce, quindi rendi facili da trovare questi sei punti.

  1. Il foglio delle ipotesi: gli input sono separati, visibili, plausibili?
  2. La costruzione dei ricavi: la crescita nasce da budget, CAC, conversione e capacità di vendita, o da una percentuale scritta a mano?
  3. Il piano assunzioni: chi entra quando, a che costo, contributi a carico del datore compresi.
  4. Il punto minimo di cassa: il mese in cui finiscono i soldi, e se il round che chiedi copre circa due anni.
  5. Lo scenario pessimistico: cosa succede se il CAC è più alto del 40% e il churn raddoppia?
  6. Le unit economics: CAC, churn e margine danno clienti che valgono più di quanto costano? La nostra guida alle unit economics ha le formule.

Poi un investitore attento confronta il modello con le metriche che gli investitori vogliono al seed e con la logica della tua valutazione pre-revenue, perché importo raccolto, prezzo e runway devono raccontare una storia sola. Quando sei pronto a raccogliere, la guida alla raccolta di capitali in Italia è la tappa successiva.

La tua checklist prima di inviarlo

  • Ogni input su un solo foglio di ipotesi, colorato in modo diverso dalle formule.
  • Clienti costruiti dai driver, con il churn dal primo mese.
  • Ogni assunzione con mese di ingresso, retribuzione lorda e costo aziendale.
  • 36 mesi, mese per mese, più un riepilogo annuale di una pagina.
  • Tre scenari, e il mese in cui finisce la cassa in ciascuno.
  • Gli stessi numeri del deck, controllati riga per riga.
  • Un foglio di note breve che dice da dove viene ogni ipotesi.
Cosa deve includere un modello finanziario per una startup?

Un foglio di ipotesi, una costruzione dei ricavi dal basso, un piano assunzioni, i costi operativi, un flusso di cassa mensile e il runway che ne risulta. Per una startup agli inizi bastano 36 mesi, mese per mese.

Quanti anni deve coprire il modello finanziario di una startup?

Tre anni sono un orizzonte sensato al pre-seed e al seed: abbastanza per mostrare il prossimo traguardo e il round successivo. Nei dati americani di Carta il tempo mediano tra seed e Serie A era di 1,9 anni a fine 2025.

Quanto costa un dipendente a un’azienda in Italia?

In media circa 139 euro ogni 100 euro di retribuzione lorda, in base al dato Eurostat 2025 del 28,1% di costi non salariali per l’Italia. L’importo esatto dipende da contratto, settore e agevolazioni, quindi chiedi a un consulente del lavoro.

Gli investitori si aspettano proiezioni precise?

Non al pre-seed né al seed. Conta che i driver siano chiari, i costi realistici e il piano di cassa mostri che sai cosa potrebbe andare storto.

Adaxit

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

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Ogni due settimane, il mercato del capitale in cinque minuti di lettura.