Vai al contenuto

Esportare nel Regno Unito dopo la Brexit: dogana, IVA e LTD

Cosa è cambiato con la Brexit per chi vende dall'Italia: dazi zero solo con l'origine, marcatura CE o UKCA, IVA senza soglia, le quattro strade dal distributore alla LTD, i costi dei visti, chi ti aiuta e una checklist di 90 giorni.

Esportare nel Regno Unito dopo la Brexit: dogana, IVA e LTD

Nel 2025 hanno venduto merci nel Regno Unito 35.165 operatori italiani. Più che in Francia o in Germania: davanti ci sono solo Svizzera e Stati Uniti, secondo l’annuario ISTAT-ICE uscito il 16 luglio 2026. Il mercato britannico assorbe il 4,2% del nostro export ed è il sesto. Ultimamente però rallenta. Nel primo trimestre 2026 le vendite sono scese del 7,8%, a 6,4 miliardi di euro.

La Brexit non ha chiuso la porta, ha aggiunto carte e costi che puoi calcolare prima. Se vuoi esportare nel Regno Unito, qui trovi cosa succede in dogana, come funziona l’IVA senza una sede britannica, le quattro strade per entrare, i visti, chi ti aiuta e una checklist per i primi 90 giorni. Sei all’inizio? Parti dalla nostra mappa da zero al primo round.

In breve

  • Le merci che rispettano le regole d’origine viaggiano tra UE e Regno Unito a dazio zero e senza contingenti. Sopra i 6.000 euro a spedizione serve il numero REX dell’esportatore.
  • Il Regno Unito riconosce ancora la marcatura CE, insieme o al posto della UKCA, con regole specifiche per alcuni settori come prodotti da costruzione e dispositivi medici.
  • Senza una sede nel Regno Unito non c’è soglia IVA: ti registri appena fai vendite imponibili lì. Se vendi solo a imprese britanniche che importano la merce, di solito non serve.
  • Costituire una LTD online costa 100 sterline, registrare una filiale 124. Un visto Skilled Worker costa 819 sterline fino a tre anni, più 1.035 sterline l’anno di sovrattassa sanitaria.

Perché esportare nel Regno Unito: i numeri

Perché tante imprese italiane lo fanno già. Nel primo trimestre 2026 la prima voce dell’export verso il Regno Unito erano i macchinari, con 945 milioni di euro, davanti ad alimentari (808 milioni), autoveicoli (633 milioni) e metallurgia (544 milioni), secondo le tavole di Agenzia ICE su dati ISTAT.

Lo stesso annuario però avverte: con Turchia e Cina, il Regno Unito è tra i tre mercati che nel 2025 hanno perso più peso sull’export italiano. Lì la crescita va strappata a qualcuno, e al buyer che ha già un fornitore italiano serve un motivo per cambiare. Scrivilo nel tuo piano go-to-market, la pagina che dice a chi vendi, come e a che prezzo. Le nostre sei domande per la strategia di ingresso nei mercati esteri ti aiutano a metterlo a fuoco.

Ci vanno anche le startup. Il 5 ottobre 2026 Forbes Italia ha raccontato che TextYess, startup milanese di agenti AI per l’e-commerce, ha raccolto 4 milioni e che il suo primo mercato estero sarà il Regno Unito. Il bacino è ampio: a marzo 2026 l’Office for National Statistics contava 2,79 milioni di imprese registrate ai fini IVA o PAYE.

Esportare in UK dopo la Brexit: dogana, origine e controlli

All’ingresso in Gran Bretagna qualcuno deve dichiarare la merce e pagare l’IVA all’importazione e gli eventuali dazi. Di solito è il cliente, o il suo spedizioniere doganale. Se però vendi reso sdoganato (DDP), tocca a te. Ti serve un numero EORI britannico, il codice doganale, e secondo gov.uk di norma per ottenerlo bisogna avere una sede nel Paese. Altrimenti nomini qualcuno che gestisca la dogana per te.

Regole d’origine: come ottenere il dazio zero

L’accordo commerciale e di cooperazione UE-Regno Unito, applicato dal 1° gennaio 2021, prevede dazi zero e nessun contingente solo per le merci che ne rispettano le regole d’origine. Un prodotto è originario se è interamente ottenuto nell’UE o nel Regno Unito, o se lì è lavorato abbastanza: per esempio cambia voce doganale, o i materiali esteri non superano una certa quota del prezzo franco fabbrica.

La preferenza si chiede con una dichiarazione d’origine in fattura, oppure in base alla conoscenza diretta dell’importatore su come è fatta la merce. Sopra i 6.000 euro a spedizione, la dichiarazione dell’esportatore UE deve riportare il numero REX (esportatore registrato), e il cliente conserva la documentazione per quattro anni. Usi componenti asiatici? Raccogli le dichiarazioni dei fornitori prima della prima spedizione.

Alimentari, e la scelta tra CE e UKCA

L’agroalimentare è il settore con più carte. Dal 31 gennaio 2024 prodotti animali, piante e prodotti vegetali a rischio medio in arrivo dall’UE richiedono un certificato sanitario, con controlli dal 30 aprile 2024; per frutta e verdura a rischio medio i controlli sono sospesi fino al 31 gennaio 2027. Un accordo veterinario UE-Regno Unito (SPS) dovrebbe eliminarne gran parte: Londra punta a metà 2027, e via certificati che costano fino a 200 sterline a spedizione. Per ora valgono le regole di oggi.

Sulla marcatura il clima è più tranquillo che nel 2021. Il Regno Unito continua a riconoscere la marcatura CE, insieme o al posto della UKCA, scrive gov.uk. Hanno regole proprie prodotti da costruzione, dispositivi medici, impianti a fune, equipaggiamento marittimo e ferroviario, attrezzature a pressione trasportabili e droni. Lavori in uno di questi settori? Leggi la pagina dedicata prima di stampare le etichette.

IVA nel Regno Unito: quando devi registrarti

Qui Londra è più severa di Bruxelles. Un’impresa senza sede nel Regno Unito, un ‘non-established taxable person’ per l’HMRC, il fisco britannico, non ha soglia: il limite di 90.000 sterline vale per le imprese locali. Se fai vendite imponibili nel Regno Unito, o prevedi di farle entro 30 giorni, devi registrarti.

Molte aziende B2B, quelle che vendono ad altre imprese e non ai consumatori, non ne hanno bisogno. Gov.uk precisa che chi vende soltanto merce che si trova fuori dal Regno Unito a imprese britanniche registrate ai fini IVA non deve registrarsi. Se però vendi DDP, l’importatore sei tu: prima della prima spedizione chiedi a un consulente se devi registrarti.

Con i consumatori cambia tutto. Sulle spedizioni fino a 135 sterline inviate dall’estero a un privato britannico applichi l’IVA del Regno Unito al momento della vendita, quindi ti registri. Sopra le 135 sterline valgono le regole ordinarie di importazione. Vino e liquori, prodotti soggetti ad accisa, restano fuori da questo regime. L’aliquota ordinaria è del 20%, e gran parte degli alimentari è ad aliquota zero.

Distributore, agente, filiale o LTD: quale strada?

Quattro strade, dalla più leggera alla più impegnativa. Le guide per entrare nel mercato tedesco ed esportare negli Stati Uniti partono dallo stesso menu.

StradaCos’èRegole e costiAdatta a
DistributoreCompra da te e rivende a nome proprio, di solito come importatoreContratto commerciale; nessun adempimento presso la Companies House per teUn primo test del mercato con pochi costi fissi
Agente di commercioAutonomo, tratta le vendite per te a provvigioneA fine contratto un risarcimento, salvo che il contratto scelga l’indennità, con tetto pari a un anno di provvigioni medieVendite B2B fatturate dall’Italia
Filiale (UK establishment)La tua società italiana, registrata nel Regno UnitoModulo OS IN01 entro un mese dall’apertura, 124 sterline; Corporation Tax sugli utili prodotti lìUn ufficio locale senza una nuova società
Private limited company (LTD)Una società britannica tua100 sterline per la costituzione online; sede legale nel Regno Unito; verifica d’identità; Corporation Tax dal 19% al 25%Assumere, tenere magazzino, fatturare in loco
Confronto semplificato. Fonti: tariffe Companies House (aggiornate al 25 settembre 2026), gov.uk, manuale HMRC sulla tassazione delle società, Commercial Agents (Council Directive) Regulations 1993.

Agente di commercio: cosa gli spetta a fine contratto

Il Regno Unito ha tenuto le regole europee sugli agenti. Quando il contratto finisce, all’agente spetta un risarcimento: lo dice la regulation 17 dei Commercial Agents Regulations 1993. L’alternativa è l’indennità, se il contratto la sceglie, e ha un tetto. Non può superare un anno di provvigioni, calcolato sulla media degli ultimi cinque. Un esempio: in cinque anni il tuo agente di Manchester ha incassato 30.000, 36.000, 42.000, 45.000 e poi 47.000 sterline di provvigioni. Fai la media: il tetto è 40.000.

E prima di firmare con chiunque, deposita il marchio nel Regno Unito: dal 1° gennaio 2021 il marchio UE lì non vale più, e una domanda britannica costa almeno 205 sterline. La guida su come registrare un marchio in Italia e nell’UE ti porta fino a quel punto.

Aprire una LTD a Londra o una filiale?

La filiale non è una nuova società. È la tua società italiana, registrata come UK establishment entro un mese dall’apertura, con 124 sterline, e tassata nel Regno Unito sugli utili che produce lì.

La LTD, cugina britannica della nostra Srl, costa 100 sterline di costituzione online. Serve una sede legale a un indirizzo fisico nel Regno Unito, niente caselle postali, e la conferma annuale dei dati (confirmation statement) costa 50 sterline online. Dal 18 novembre 2025 amministratori e titolari effettivi devono verificare l’identità: basta un passaporto biometrico di qualsiasi Paese.

Gli utili pagano la Corporation Tax al 25%, o al 19% fino a 50.000 sterline. E se un socio britannico fa il percorso inverso? I passi sono nella guida su come aprire una società in Italia da straniero.

Visto UK per imprenditori e dipendenti

Prima i viaggi brevi. Da europeo di norma ti serve un’autorizzazione elettronica di viaggio (ETA): 20 sterline, per visite fino a sei mesi. In visita d’affari puoi partecipare a riunioni, negoziare e firmare contratti e promuovere l’azienda alle fiere, se nessuna organizzazione britannica ti paga. Vendere in fiera, no.

Per lavorare lì serve un visto. Contano tre strade:

  • Skilled Worker, per chi lavora in un’azienda britannica con licenza di sponsor. Lo stipendio deve arrivare a 41.700 sterline l’anno o alla tariffa di mercato del ruolo, se più alta; il visto costa 819 sterline da fuori, fino a tre anni.
  • Innovator Founder, per un’impresa nuova, innovativa e scalabile valutata da un ente di endorsement approvato: 1.357 sterline da fuori, per tre anni.
  • Global Talent, per figure di punta, o promettenti, nella ricerca, nell’arte e cultura o nel digitale: 561 sterline per l’endorsement più 205 per il visto, fino a cinque anni alla volta.

A ognuno si aggiunge la sovrattassa sanitaria, di norma 1.035 sterline l’anno. Facciamo due conti. La tua azienda di Bergamo manda per tre anni uno dei suoi ingegneri alla LTD, piccolo sponsor: licenza 611 sterline, certificato di sponsorizzazione 525, Immigration Skills Charge 1.440, visto 819, sovrattassa sanitaria 3.105. Circa 6.500 sterline prima della prima busta paga.

Chi ti aiuta: ICE Londra, la Camera di commercio, SIMEST

L’ufficio di Agenzia ICE a Londra, in 4-5 Buckingham Gate, ha desk per beni strumentali ad alta tecnologia, agroalimentare e beni di consumo. La Camera di Commercio e Industria Italiana per il Regno Unito, nata nel 1886 e riconosciuta dal governo italiano, presenta ai soci partner, clienti e fornitori.

Per i soldi c’è il finanziamento SIMEST Inserimento mercati esteri, che copre l’apertura di una struttura commerciale all’estero e non esclude destinazioni. Una PMI può chiedere da 10.000 euro fino al minore tra il 35% dei ricavi medi e 2,5 milioni, in sei anni, allo 0,371%; fino al 10% (massimo 100.000 euro) può essere a fondo perduto, se hai i requisiti. Le altre linee sono nella guida ai finanziamenti SIMEST, e il nostro manuale SIMEST e Smart&Start (PDF ed Excel, italiano e inglese, 89 euro) spiega requisiti, documenti, passaggi ed errori da evitare.

Checklist: i tuoi primi 90 giorni nel Regno Unito

  1. Prima settimana: elenca venti buyer britannici e chi li rifornisce oggi.
  2. Verifica l’origine prodotto per prodotto, e registrati al REX se superi i 6.000 euro a spedizione.
  3. Decidi chi importa. Vendi DDP? Prima trova spedizioniere, EORI britannico e un parere sull’IVA.
  4. Conferma la marcatura e, per gli alimentari, il certificato sanitario che serve oggi.
  5. Deposita il marchio nel Regno Unito.
  6. Scegli la strada e fai leggere il contratto a un avvocato inglese.
  7. Metti a budget le persone: ETA per le visite, licenza, visto e sovrattassa per chi si trasferisce.
  8. Entro il giorno 90 chiedi presentazioni a ICE Londra o alla Camera, e verifica SIMEST prima di firmare l’affitto.
Serve una società inglese per vendere nel Regno Unito?

No. Puoi fatturare dall’Italia ai clienti britannici, direttamente o tramite distributore o agente. Filiale o LTD servono quando ti occorrono persone, magazzino o contratti sul posto.

Dopo la Brexit si pagano dazi sulle merci italiane?

Non su quelle che rispettano le regole d’origine dell’accordo UE-Regno Unito. Le merci che non le rispettano pagano il dazio britannico ordinario.

Quanto costa aprire una LTD a Londra?

100 sterline di costituzione online alla Companies House, poi 50 sterline l’anno per il confirmation statement online, più una sede legale nel Regno Unito e la verifica d’identità degli amministratori.

Quale visto UK serve a un imprenditore?

Per avviare un’impresa nuova e innovativa, l’Innovator Founder (1.357 sterline, con endorsement). Per guidare una controllata come dipendente, di solito lo Skilled Worker.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole britanniche ed europee cambiano: verifica su gov.uk e sul sito dell’HMRC, o chiedi a un avvocato o a un commercialista in entrambi i Paesi, prima di spedire, firmare o fatturare.

Adaxit

Distributore, agente o una società tua nel Regno Unito? Raccontaci a che punto sei e pianifichiamo insieme l’ingresso.

Fonti

  1. ISTAT e Agenzia ICE, Annuario statistico 2026, nota stampa, 16 luglio 2026; Agenzia ICE, interscambio Italia-Regno Unito per settore, gennaio-marzo 2026, consultata il 9 ottobre 2026; ONS, UK business: activity, size and location 2026, 24 settembre 2026
  2. Dogana, consultate il 9 ottobre 2026: Commissione europea, EU-UK Trade and Cooperation Agreement; HMRC, Claiming preferential rates of duty between the UK and EU; Check your goods meet the rules of origin; Get an EORI number
  3. The Border Target Operating Model, aggiornato al 13 febbraio 2024; UK-EU SPS Agreement: information for businesses, aggiornato al 28 maggio 2026; Fruit and veg import checks scrapped ahead of UK-EU deal, 2 giugno 2025; Using the UKCA marking, aggiornato al 21 agosto 2026; EU trade mark protection and comparable UK trade marks e Register a trade mark, consultate il 9 ottobre 2026
  4. HMRC, consultate il 9 ottobre 2026: Register for VAT; VAT Notice 700/1, aggiornata al 5 agosto 2026; VAT and overseas goods sold directly to customers in the UK; VAT rates
  5. Società e imposte, consultate il 9 ottobre 2026: Companies House fees, aggiornate al 25 settembre 2026; Register as an overseas company; regole sull’indirizzo della società; Verify your identity for Companies House, aggiornata al 30 aprile 2026; Corporation Tax rates; manuale HMRC CTM34210; Commercial Agents (Council Directive) Regulations 1993, regulation 17
  6. UK Visas and Immigration, consultate il 9 ottobre 2026: Skilled Worker, costi e stipendio minimo; Innovator Founder; Global Talent; sponsor: licenza, certificati di sponsorizzazione e Immigration Skills Charge; ETA; visite d’affari
  7. Agenzia ICE, ufficio di Londra; The Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK; SIMEST, Inserimento mercati esteri, aggiornata al 23 settembre 2026; tutte consultate il 9 ottobre 2026
  8. Forbes Italia, TextYess raccoglie 4 milioni, 5 ottobre 2026
Condividi

Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

Adaxit Brief

Ogni due settimane, il mercato del capitale in cinque minuti di lettura.