Apri un’impresa in Italia e le probabilità sono migliori di quanto si dica al bar. Delle imprese nate nel 2021, il 61% era ancora attivo tre anni dopo, qualche punto sopra la media europea. Le startup finanziate dagli investitori giocano una partita più dura. CB Insights ha studiato 431 startup sostenute da venture capital che hanno chiuso dal 2023 in poi, e quella tipica aveva raccolto 11 milioni di dollari prima di spegnersi.
In questa guida vediamo perché le startup falliscono partendo dai dati, non dai luoghi comuni. Troverai le cinque cause che tornano sempre, il primo segnale d’allarme di ciascuna e cosa fare quando lo vedi. In fondo c’è una checklist per il pre-mortem: un’ora con carta e penna, da fare prima che i problemi diventino reali.
In breve
- CB Insights ha analizzato 431 startup finanziate da venture capital e chiuse dal 2023 (marzo 2026): il 70% aveva finito i capitali, il 43% non aveva trovato il product-market fit, il 29% ha pagato un tempismo sbagliato e il 19% unit economics insostenibili. Molte citavano più di una causa.
- Finire i soldi è il modo in cui la storia finisce, quasi mai il motivo: per CB Insights è la causa finale, non il problema di fondo.
- In Italia l’81,3% delle imprese nate nel 2023 era ancora attivo un anno dopo e il 61,3% di quelle nate nel 2021 ha superato i tre anni (Eurostat, anno di riferimento 2024). Di quelle nate nel 2015, il 45,8% era ancora attivo dopo cinque anni.
- Negli Stati Uniti il 50,2% delle sedi d’impresa private aperte a marzo 2015 era ancora aperto cinque anni dopo, e il 34,7% dopo dieci (Bureau of Labor Statistics).
Quante nuove imprese chiudono in Italia?
Partiamo da tutte le nuove imprese, non solo dalle startup, perché è lì che ci sono i numeri ufficiali. Eurostat segue ogni impresa nata in un certo anno e controlla quante sono ancora attive negli anni successivi. Ecco i dati più recenti per l’Italia, pubblicati a ottobre 2026.
| Ancora attive nel 2024 | Italia | Media UE |
|---|---|---|
| Dopo 1 anno (nate nel 2023) | 81,3% | 80,5% |
| Dopo 2 anni (nate nel 2022) | 68,5% | 67,0% |
| Dopo 3 anni (nate nel 2021) | 61,3% | 57,2% |
Allungando lo sguardo, la curva continua a scendere. Delle imprese italiane nate nel 2015, il 45,8% era ancora attivo nel 2020. Detto semplice: più della metà delle nuove imprese chiude entro cinque anni, e nel conto ci sono forni, idraulici e negozi, non solo aziende tecnologiche ad alto rischio.
Negli Stati Uniti il quadro è simile. Il Bureau of Labor Statistics segue le sedi d’impresa private in base all’anno di apertura: di quelle aperte a marzo 2015, il 79,6% ha superato il primo anno, il 50,2% era ancora aperto dopo cinque anni e il 34,7% dopo dieci.
Le startup finanziate da venture capital sono un’altra storia. Le statistiche ufficiali non le separano dalle altre imprese, quindi le prove migliori sul perché muoiono arrivano dallo studio delle chiusure, caso per caso.
Perché le startup falliscono: cosa dicono 431 chiusure
A marzo 2026 CB Insights ha pubblicato la sua analisi di 431 startup finanziate da venture capital che hanno chiuso pubblicamente dal 2023. Per 385 è riuscita a individuare le cause. Prima di fallire, tutte insieme avevano raccolto 17,5 miliardi di dollari di equity.
| Causa | Quota delle chiusure | Primo segnale d’allarme | Cosa fare |
|---|---|---|---|
| Capitali finiti | 70% | Runway più corta del tempo che serve per il prossimo traguardo | Tagliare subito i costi, raccogliere prima di essere alle strette, scegliere traguardi alla portata della cassa |
| Product-market fit debole | 43% | La gente prova una volta e non torna | Intervistare chi se n’è andato, restringere il cliente, smettere di aggiungere funzioni |
| Tempismo sbagliato o contesto macro | 29% | I clienti dicono “bello, ma non adesso” | Tenere i costi flessibili, trovare il segmento che ne ha bisogno oggi |
| Unit economics insostenibili | 19% | Ogni nuovo cliente costa più di quanto porta | Alzare i prezzi, ridurre il costo di acquisizione, lasciar perdere i clienti in perdita |
La prima riga va letta con attenzione. Il 70% ha finito i soldi, ma è la stessa CB Insights a definirla “la causa finale della morte, non il problema di fondo” (le citazioni dall’inglese sono tradotte da noi). Paul Graham lo diceva già nel 2007. La causa ufficiale della morte, scriveva, è sempre la mancanza di soldi o un fondatore che se ne va, “ma credo che la causa vera, di solito, sia che si sono demoralizzati”.
Le cinque cause e i segnali da tenere d’occhio
1. Nessuno ne ha davvero bisogno
Un product-market fit debole significa che hai costruito qualcosa che un mercato reale non desidera abbastanza. Nel campione di CB Insights, due terzi di questi fallimenti erano startup in fase iniziale che un mercato non l’hanno mai trovato. Zume è la versione costosa: ha raccolto 446 milioni di dollari, è passata dalla pizza preparata dai robot agli imballaggi sostenibili e non ha comunque trovato un mercato che reggesse.
Il segnale d’allarme è l’entusiasmo educato. Ti dicono che è bellissimo, poi non pagano, non tornano e non ne parlano con nessuno. Parla con i clienti prima di costruire e continua anche dopo: il nostro piano di sette giorni per validare un’idea di startup è fatto apposta.
2. Finiscono i soldi
La runway è il numero di mesi che puoi reggere con la cassa che hai: la liquidità divisa per il burn rate mensile, cioè quanto perdi ogni mese. Le dimensioni non ti proteggono. Olive e Convoy avevano raccolto quasi un miliardo di dollari ciascuna, erano arrivate a valutazioni intorno ai 4 miliardi durante il boom della pandemia e hanno chiuso tutte e due a ottobre 2023, a due settimane di distanza.
Tieni d’occhio la distanza tra la tua runway e il prossimo risultato da dimostrare. CB Insights ha notato anche che due terzi delle aziende con dati sul personale stavano riducendo l’organico negli ultimi sei mesi di vita. Rifai i conti ogni mese (la nostra guida su quanto costa aprire una startup li mostra passo per passo), taglia i costi finché hai ancora scelta e comincia a raccogliere ben prima degli ultimi mesi di cassa. Raccogliere troppo poco compare anche nella lista degli errori fatali scritta da Graham nel 2006: “Pochi soldi significa non averne abbastanza per decollare”.
3. La squadra si rompe
Questa causa non compare tra le quattro percentuali principali, ma ogni fondatore l’ha vista da vicino. Ancora Graham, nel 2006: “I litigi tra fondatori sono sorprendentemente comuni. Circa il 20% delle startup che abbiamo finanziato ha visto andarsene un fondatore”.
I primi segnali: le decisioni si bloccano, un socio fa sempre meno senza dirlo, nessuno vuole parlare di chi possiede cosa. Prima di costituire la società mettete per iscritto ruoli, ore di lavoro e cosa succede se qualcuno se ne va. La nostra guida per trovare un socio per la tua startup elenca dieci domande da chiarire subito.
4. Il momento è sbagliato
Tempismo sbagliato o contesto macroeconomico hanno affondato il 29% delle aziende. Alcuni settori sono stati colpiti molto più di altri: clima ed energia, cibo e agricoltura, blockchain. New Age Meats (32 milioni di dollari) e RECUR (55 milioni) hanno raccolto al picco delle ondate delle proteine alternative e degli NFT, e hanno chiuso tutte e due quando il mercato non ha seguito.
Di solito lo senti prima di vederlo nei numeri: ai clienti l’idea piace, ma “non adesso”, e gli investitori del tuo settore smettono di rispondere. Tieni i costi flessibili per poterti permettere di aspettare, e cerca i clienti che hanno bisogno di te oggi, non fra cinque anni.
5. Il prezzo non copre i costi
Le unit economics sono quello che guadagni e spendi su un singolo cliente. Nel 19% delle chiusure quei conti non sono mai tornati, spesso in fintech dei mercati emergenti nate nel boom del 2021-2022, come ZestMoney (114 milioni di dollari di equity) e Ula (141 milioni), andate in difficoltà quando i capitali si sono prosciugati. La versione da principiante è il prezzo troppo basso: ogni vendita ti lascia un po’ più povero.
Se crescere costa ogni mese di più, fermati e misura. Calcola quanto ti costa conquistare un cliente e quanto ti porta nel tempo, poi correggi il prezzo o il canale; la nostra guida alle unit economics, con CAC e LTV spiegati mostra le formule.
Cosa tiene in vita una startup?
Graham l’ha riassunto in una riga: “In un certo senso c’è un solo errore che uccide le startup: non fare qualcosa che gli utenti vogliono”. Quasi tutte le cause viste sopra sono quell’errore visto da un’altra angolazione. Niente mercato. Niente soldi, perché non c’è mercato. Un prezzo che nessuno paga.
Il resto è tenuta, e gli investitori conoscono questi numeri bene quanto te. Per questo chiedono della runway, dei clienti che restano e di come i soci prendono le decisioni, come spiega dal loro punto di vista il nostro articolo su cosa cercano gli investitori in una startup. La nostra guida su come raccogliere capitali per una startup in Italia racconta come funzionano davvero i round da noi.
Ti chiedi quando sia il momento di dedicarti a tempo pieno? È il passo successivo della mappa da zero al primo round: quando lasciare il lavoro per una startup. E se trovi una parola nuova, tieni aperto in un’altra scheda il nostro glossario startup.
Fai un pre-mortem: la tua checklist
Gary Klein ha descritto il pre-mortem sulla Harvard Business Review nel settembre 2007. Il gruppo immagina che il progetto sia appena fallito e poi elenca le ragioni plausibili. Provalo sulla tua startup questa settimana.
- Scrivi il titolo “[La tua startup] ha chiuso nel 2028” e concediti quindici minuti per elencare tutti i motivi per cui potrebbe essere successo.
- Dividi i motivi nei cinque gruppi: bisogno, soldi, squadra, tempismo, unit economics.
- Accanto a ciascuno scrivi il primo segnale d’allarme che vedresti e la data in cui andrai a controllarlo.
- Calcola la tua runway in mesi e indica il traguardo che puoi raggiungere in quel tempo.
- Metti per iscritto con i soci ruoli, quote e regole per chi esce.
- Fissa adesso una regola per il pivot: se un risultato preciso non arriva entro una data precisa, cambi strada.
Qual è il motivo principale per cui le startup falliscono?
Nell’analisi CB Insights di marzo 2026 su 431 chiusure di startup finanziate da venture capital, il 70% aveva finito i capitali e il 43% non aveva trovato il product-market fit. Finire i soldi di solito è il sintomo; la causa più frequente è costruire qualcosa che troppe poche persone vogliono.
Quante nuove imprese chiudono in Italia?
Non esiste un dato ufficiale per le sole startup. Guardando tutte le nuove imprese italiane, Eurostat conta il 61,3% di quelle nate nel 2021 ancora attive nel 2024. Tra quelle nate nel 2015, il 45,8% risultava ancora attivo cinque anni dopo.
La maggior parte delle imprese chiude nel primo anno?
No. Circa quattro su cinque superano il primo anno. In Italia l’81,3% delle imprese nate nel 2023 era ancora attivo nel 2024. Negli Stati Uniti il 79,6% delle sedi aperte a marzo 2015 ha passato i primi dodici mesi. Le chiusure arrivano dopo.
Cos’è il pre-mortem di una startup?
Un esercizio descritto da Gary Klein nel 2007: immagini che il progetto sia già fallito ed elenchi le ragioni plausibili. Non garantisce nulla, ma ti costringe a dare un nome ai rischi finché puoi ancora intervenire.
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Quale di questi rischi vedrebbe per primo un investitore nella tua startup? Il test di prontezza gratuito in 12 domande te lo dice.
Fonti
- CB Insights, The top 9 reasons startups fail, 5 marzo 2026
- Eurostat, Business demography by size class and NACE Rev. 2 activity, aggiornamento del 2 ottobre 2026
- Eurostat, Business demography by size class and NACE Rev. 2 activity (2004-2020), consultato il 5 ottobre 2026
- U.S. Bureau of Labor Statistics, Survival of private sector establishments by opening year, dati fino a marzo 2025
- Paul Graham, The 18 Mistakes That Kill Startups, ottobre 2006
- Paul Graham, How Not to Die, agosto 2007
- Gary Klein, Performing a Project Premortem, Harvard Business Review, settembre 2007
Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.



