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Partita IVA forfettario 2026: come funziona, costi ed esempio

Chi può usare il regime forfettario nel 2026, come si calcolano imposta e contributi INPS, quanto costa aprire la partita IVA, gli errori da evitare e quando passare a una SRL.

Partita IVA forfettario 2026: come funziona, costi ed esempio

Il primo cliente ti chiede la fattura e tu la partita IVA non ce l’hai ancora. Capita spesso a chi parte da solo, con qualche lavoro da freelance mentre l’idea prende forma. Nella maggior parte dei casi la risposta è il regime forfettario: un’unica imposta del 15%, o del 5% per un’attività nuova, su una quota fissa di quello che incassi, finché resti sotto gli 85.000 euro l’anno.

Qui trovi, numeri alla mano, come funziona la partita IVA forfettario 2026: chi può usarla, quanto pesano imposta e INPS su 40.000 euro di incassi, quanto costa aprirla, gli errori che si pagano cari e quando conviene una società. Molti founder fanno bootstrapping così, pagando i primi mesi con il lavoro per i clienti. Se parti da zero, guarda prima la mappa da zero al primo round.

In breve

  • Nel 2026 il forfettario è aperto a chi nel 2025 ha incassato fino a 85.000 euro. Sopra quella soglia si esce dall’anno dopo; sopra i 100.000 euro, subito.
  • L’imposta è il 15% dei ricavi moltiplicati per un coefficiente legato all’attività (78% per i servizi professionali, 40% per commercio e ristorazione), o il 5% nei primi cinque anni di un’attività davvero nuova.
  • Niente IVA in fattura e niente ritenuta d’acconto da parte dei clienti, ma dal 1° gennaio 2024 ogni fattura deve essere elettronica.
  • Ai professionisti in gestione separata l’INPS chiede il 26,07% del reddito calcolato con il coefficiente. Artigiani e commercianti pagano almeno 4.521,36 o 4.611,64 euro l’anno nel 2026, il 35% in meno su richiesta.
  • Aprire la partita IVA online con l’Agenzia delle Entrate è gratis. Con soci o investitori serve una società, di solito una SRL; una startup innovativa deve esserlo per legge.

Che cos’è il regime forfettario e chi può usarlo

È un regime semplificato per le persone fisiche con partita IVA, previsto dalla legge 190/2014. I costi non si sommano. La legge presume che una quota fissa di ciò che incassi sia reddito (il coefficiente di redditività) e su quella quota paghi un’unica imposta sostitutiva, al posto dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali. Si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori versati. E vale il principio di cassa: contano i soldi entrati nell’anno, non le fatture emesse.

I requisiti nel 2026

Il tetto è di 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell’anno precedente. Se lo superi nel 2026, esci dal 2027. Se superi i 100.000 euro esci subito, e l’IVA si applica dalla fattura che ha fatto sforare il limite. Anche sotto il tetto, ti tengono fuori:

  • Redditi da lavoro dipendente o da pensione sopra i 35.000 euro nel 2025. Il limite ordinario è di 30.000 euro, alzato solo per il 2025 e il 2026, e non conta se il rapporto di lavoro si è chiuso entro il 31 dicembre.
  • Lavorare soprattutto per il datore di lavoro attuale, o per uno degli ultimi due anni.
  • Il controllo di una SRL con attività direttamente o indirettamente riconducibili alla tua.
  • La residenza all’estero. Fa eccezione chi vive in un altro Paese UE o SEE e produce in Italia almeno il 75% del reddito.

Un lavoro da dipendente in parallelo, quindi, si può tenere. Prima del salto leggi quando lasciare il lavoro per una startup (e quando no).

Niente IVA in fattura, ma la fattura è elettronica

Il forfettario non addebita l’IVA e non può detrarre quella che paga sugli acquisti. I clienti sostituti d’imposta non applicano la ritenuta d’acconto (la trattenuta che versano al fisco per tuo conto): incassi l’intero importo. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica tramite lo SdI, il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Sulle fatture senza IVA sopra i 77,47 euro va poi il bollo da 2 euro, versato ogni trimestre.

Quanto si paga: il coefficiente, poi il 15% o il 5%

Due numeri decidono l’imposta. Il primo è il coefficiente, che dipende dal codice ATECO: il codice dell’attività che scegli quando apri.

Nel 2026 c’è un dettaglio da sapere. La nuova classificazione ATECO 2025 è in vigore dal 1° gennaio 2025 e si usa dal 1° aprile, ma i coefficienti non sono stati ancora aggiornati. Finché non arrivano quelli nuovi, il D.Lgs. 81/2025 fa valere la vecchia tabella, letta con il codice ATECO 2007 che corrisponde alla tua attività. A inizio ottobre 2026 la regola era ancora questa.

AttivitàEsempioCoefficienteReddito imponibile su 10.000 euro incassati
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativiConsulente, web designer78%7.800 euro
Costruzioni e attività immobiliariImpresa edile, agente immobiliare86%8.600 euro
Intermediari del commercioAgente di commercio62%6.200 euro
Commercio ambulante di prodotti non alimentariBanco al mercato54%5.400 euro
Commercio all’ingrosso e al dettaglio, industrie alimentari e delle bevande, alloggio e ristorazioneNegozio online, bar40%4.000 euro
Altre attività economicheMolte attività industriali e di servizi67%6.700 euro
Coefficienti dell’allegato 4 alla legge 190/2014, ancora letti con i codici ATECO 2007 (D.Lgs. 81/2025, art. 1). Fonte: partitaiva.it, aggiornato al 2 ottobre 2026; esempi dalle guide di Fiscozen e QuickFisco.

Il secondo numero è l’aliquota: 15%, oppure 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi, se valgono tre condizioni. Nei tre anni precedenti non hai svolto attività artistica, professionale o d’impresa. La nuova attività non è una mera prosecuzione di un lavoro svolto prima, da dipendente o da autonomo (la pratica obbligatoria per esercitare una professione non conta). E se rilevi l’attività di qualcun altro, i suoi ricavi dell’anno prima stavano entro gli 85.000 euro.

Ottobre è il momento giusto per pensare alla data. I cinque anni partono dal periodo d’imposta in cui inizi, quindi una partita IVA aperta a dicembre 2026 brucia un anno al 5% per poche settimane di fatture. Non hai ancora clienti e puoi scegliere? Partendo a gennaio hai cinque anni pieni. Al contrario, però, non si rimanda: la legge dà 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Contributi INPS: gestione separata o artigiani e commercianti?

L’imposta è il conto più leggero. L’INPS chiede di più, e la gestione in cui finisci dipende da cosa fai.

Professionisti e consulenti senza una cassa professionale propria versano alla gestione separata: nel 2026 il 26,07% del reddito calcolato con il coefficiente, di cui 25 punti vanno alla pensione. Se hai già un’altra copertura previdenziale obbligatoria o sei in pensione, l’aliquota scende al 24%. Non c’è un minimo fisso (sotto i 18.808 euro di reddito ti vengono accreditati meno di dodici mesi) e si paga alle stesse scadenze delle imposte sui redditi.

Artigiani e commercianti versano invece alle rispettive gestioni INPS, con aliquote del 24% e del 24,48%. Il problema è il minimale: 4.521,36 euro l’anno per gli artigiani e 4.611,64 per i commercianti, in quattro rate (18 maggio, 20 agosto e 16 novembre 2026, poi 16 febbraio 2027), anche in un anno magro. I forfettari possono ridurli del 35%, ma l’INPS non lo fa da sé: se inizi nel 2026, chiedi la riduzione appena arriva l’iscrizione. Lo sconto del 50% valeva solo per i nuovi iscritti del 2025.

Un esempio di calcolo con numeri inventati

Immagina Sara, web designer a Bologna. Ha finito il master a dicembre, apre la partita IVA a gennaio e non ha mai lavorato in proprio, quindi le spetta il 5%. In un anno normale incassa 40.000 euro.

VoceAl 5%Al 15%
Incassi40.000 euro40.000 euro
Reddito con il coefficiente del 78%31.200 euro31.200 euro
Contributi gestione separata, 26,07%8.134 euro8.134 euro
Base imponibile: reddito meno contributi versati nell’anno23.066 euro23.066 euro
Imposta sostitutiva1.153 euro3.460 euro
Imposta più contributi9.287 euro (23% degli incassi)11.594 euro (29%)
Esempio inventato, arrotondato all’euro, per un anno a regime in cui i contributi versati equivalgono più o meno a quelli dell’anno. Aliquote: circolare INPS 8/2026; coefficiente: allegato 4 alla legge 190/2014.

Il primo anno è diverso, ed è lì che molti si fanno sorprendere. Non si versano acconti, quindi Sara non paga né imposta né contributi mentre lavora. Senza contributi da dedurre, la sua imposta del primo anno è il 5% di 31.200 euro: 1.560 euro. A giugno del secondo anno (nel 2026 la scadenza è slittata al 20 luglio) arrivano insieme il saldo del primo, circa 9.700 euro tra imposta e INPS, e il primo acconto del secondo.

La nostra regola pratica, non una cifra ufficiale: il primo anno sposta un terzo di ogni incasso su un conto separato e fai finta che non esista. Altre idee per far durare quell’anno sono in come aprire una startup senza soldi.

Come aprire la partita IVA forfettaria, e gli errori da evitare

Passi e costi

  1. Procurati un’identità digitale (SPID, CIE o CNS) e, se arrivi dall’estero, il codice fiscale.
  2. Scegli il codice ATECO con il commercialista: decide il coefficiente e spesso anche la gestione INPS.
  3. Professionista o consulente? Presenti all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Online è gratuito e il numero arriva subito. Poi ti iscrivi alla gestione separata.
  4. Artigiano o commerciante? Passi invece dalla ComUnica, un’unica pratica al Registro delle imprese che arriva anche ad Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL. Serve la firma digitale.
  5. Organizza la fatturazione elettronica prima di emettere la prima fattura.

Per una ditta individuale la ComUnica costa 17,50 euro di bollo e 18 euro di diritti di segreteria, più il diritto annuale 2026 della Camera di commercio: 53 euro nella sezione speciale (artigiani e piccoli imprenditori), 120 in quella ordinaria. La spesa vera è il commercialista: chiedi un compenso annuo fisso prima di firmare.

Gli errori che costano di più

  • Chiamare occasionale un lavoro abituale. Per il fisco l’attività è professionale quando è abituale, anche se non esclusiva. Quando i clienti tornano, i 30 giorni sono già partiti.
  • Fatturare all’ex datore di lavoro. Se la maggior parte dei ricavi arriva da chi ti ha assunto negli ultimi due anni, perdi il regime, non solo il 5%.
  • Pensare che trasferirsi in Italia renda nuova l’attività. Con la risposta n. 197 del 20 aprile 2022 l’Agenzia delle Entrate ha esaminato il caso di un designer che viveva all’estero da oltre tre anni e voleva trasferirsi qui con gli stessi clienti. Forfettario sì, 5% no: l’attività proseguiva.
  • Dimenticare l’IVA sugli acquisti dall’estero. Pubblicità o software comprati all’estero possono farti dovere l’IVA italiana (22%) con il reverse charge, cioè la versi tu al posto del fornitore, senza detrarla, entro il 16 del secondo mese dopo ogni trimestre.
  • Spendere i soldi del primo anno. Ricordi il giugno di Sara?

Quando passare a una SRL o SRLS

La partita IVA sei tu, e nessuno può comprarne il 20%. Quando entra un socio o un business angel chiede equity, cioè quote dell’azienda, serve una società: di solito una SRL, la società a responsabilità limitata. Vale anche per gli aiuti alle startup: per legge una startup innovativa è una società di capitali (anche cooperativa), quindi un bando come il bando Lombardia 2026 per le startup innovative non è per chi ha solo la partita IVA. I requisiti sono nella guida sulla startup innovativa e i suoi vantaggi.

Puoi tenere anche la partita IVA, purché la SRL che controlli non svolga attività riconducibili alla tua. Secondo NotaiOnline una SRL ordinaria costa tra 2.700 e 4.600 euro circa il primo anno, notaio compreso. Una SRLS, la versione semplificata, non paga onorario notarile, bollo e diritti di segreteria: tra 630 e 660 euro circa, più il capitale.

Il rovescio della SRLS? La possono costituire solo persone fisiche, il capitale va da 1 a 9.999,99 euro e l’atto segue un modello standard che non si può modificare. Va bene per due soci, sta stretto quando gli investitori chiedono clausole proprie. Il resto del budget è in quanto costa aprire una startup, e se arrivi dall’estero c’è la guida per aprire una società in Italia da straniero.

Checklist prima della prima fattura

  1. Verifica le quattro esclusioni: redditi da dipendente 2025, ex datori di lavoro, SRL collegate, residenza.
  2. Scegli il codice ATECO e annota il coefficiente.
  3. Decidi la data di inizio pensando ai cinque anni al 5%.
  4. Apri entro 30 giorni: AA9/12 da professionista, ComUnica da artigiano o commerciante.
  5. Iscriviti all’INPS e, da artigiano o commerciante, chiedi la riduzione del 35%.
  6. Organizza la fatturazione elettronica; bollo da 2 euro sopra i 77,47 euro.
  7. Apri un conto separato per imposte e contributi prima del primo incasso.
Posso avere un lavoro da dipendente e una partita IVA forfettaria?

Sì, se nel 2025 i redditi da lavoro dipendente non hanno superato 35.000 euro (o il rapporto si è chiuso entro il 31 dicembre) e i tuoi clienti non sono soprattutto datori di lavoro attuali o recenti.

Quanto costa aprire la partita IVA nel 2026?

Nulla per un professionista che presenta il modello AA9/12 online. Artigiani e commercianti pagano 17,50 euro di bollo, 18 di diritti di segreteria e il diritto annuale 2026 (53 o 120 euro).

Cosa succede se supero gli 85.000 euro?

Finisci l’anno nel forfettario ed esci da quello successivo. Sopra i 100.000 euro esci subito e applichi l’IVA dalla fattura che ha superato il limite.

L’aliquota al 5% spetta a tutte le nuove partite IVA?

No. Nei tre anni precedenti non devi aver svolto attività d’impresa, artistica o professionale, e la nuova attività non può proseguire un lavoro precedente. Allora il 5% dura cinque periodi d’imposta, da quello di inizio.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole cambiano: verifica le fonti ufficiali di Agenzia delle Entrate e INPS o chiedi a un commercialista prima di aprire la partita IVA.

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

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