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Venture debt in Italia: come funziona, quanto costa, chi presta

Cos'è il venture debt, quando conviene rispetto a un round di equity più grande, come si costruisce un'operazione, un esempio di costi e diluizione e chi presta alle aziende italiane, dalla BEI ai prestiti garantiti.

Venture debt in Italia: come funziona, quanto costa, chi presta

Il 3 settembre 2026 la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha annunciato fino a 20 milioni di euro per Tensive, medtech milanese che sviluppa un impianto mammario bioriassorbibile. Non è un contributo a fondo perduto, e nemmeno un round di equity. È un prestito convertibile, cioè un debito che più avanti può diventare quote, in due tranche e con il sostegno del programma europeo InvestEU.

Si chiama venture debt, e in Europa si usa molto più che da noi. Qui guardiamo il venture debt in Italia dal lato del founder: quando ha senso, come si costruisce, quanto costa davvero, chi presta, cosa può andare storto e cosa legge per primo un finanziatore. Se la raccolta di capitali è nuova per te, parti dalla mappa per chi parte da zero e punta al primo round.

In breve

  • Il venture debt è un prestito per startup che hanno già raccolto equity da investitori professionali. Di solito vale tra il 20% e il 40% dell’ultimo round e punta ad aggiungere circa sei mesi di runway.
  • Il prezzo ha tre voci: interessi (dal 10% al 15% a tasso fisso, oppure Euribor più 7-12 punti, secondo Growth Capital, dati ripresi da MF ad aprile 2026), commissioni e warrant, che valgono tra il 5% e il 20% del prestito.
  • La BEI presta così anche ad aziende italiane, con ticket di norma da 10 a 50 milioni di euro: fino a 20 milioni a Tensive (settembre 2026), 70 milioni di «scale-up debt» a Scalapay (dicembre 2025).
  • Prima della Serie A il prestito realistico è un finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI: gratuito per le startup innovative, copertura fino all’80%, in media circa 179.000 euro (dati MIMIT, giugno 2025).
  • Il rischio principale è il calendario. Le rate partono a una data fissa, che la crescita arrivi o no.

Cos’è il venture debt e quando conviene?

In pratica è un prestito a una startup che ha già alle spalle investitori di venture capital. Chi presta non può contare su anni di utili o su un magazzino pieno di beni: probabilmente non hai né gli uni né l’altro. Si appoggia allora ai tuoi investitori e al round appena chiuso. Carta lo dice chiaramente: il venture debt si prende quasi sempre insieme a un round di equity.

Il momento naturale è quindi subito dopo una Serie A, il primo round importante guidato da un fondo, o dopo un seed consistente. Il prestito allunga la runway, cioè i mesi di cassa che ti restano al ritmo di spesa attuale, fino a un traguardo da raggiungere prima del round successivo. Può pagare anche impianti, macchinari o capitale circolante mentre le vendite crescono.

Quello che il venture debt non fa è sostituire il primo equity. First Citizens Innovation Banking, erede dell’attività di SVB con le startup, chiede di aver raccolto almeno 4 milioni di dollari in un singolo round; la BEI presta solo a chi ha già raccolto equity da investitori professionali. Il primo passo resta il venture capital in Italia. Se i nomi dei round ti confondono, leggi prima i round di finanziamento dal bootstrapping alla Serie C.

Come funziona un’operazione di venture debt?

Sei voci decidono quasi tutto. Eccole, con i valori pubblicati da finanziatori e studi legali.

VoceCosa significaValori tipici
ImportoSi calcola sull’ultimo round di equity, non sul fatturatoDal 20% al 40% dell’ultimo round (Blakes, First Citizens), oppure dal 6% all’8% della valutazione post-money
InteressiPagati ogni mese in contanti, o in parte aggiunti al capitale (payment in kind)Dal 10% al 15% fisso, oppure Euribor (il tasso interbancario dell’euro) più 7-12 punti (Growth Capital, ripreso da MF ad aprile 2026)
WarrantIl diritto di comprare quote in futuro a un prezzo fissato oggiDal 5% al 20% del prestito; una volta esercitati, di solito fino al 2% della società (Blakes)
PreammortamentoI mesi in cui paghi solo interessi, senza restituire capitaleIn media 12 mesi, poi tre anni di ammortamento, nelle operazioni di Atempo Growth (MF, febbraio 2026)
CovenantImpegni scritti nel contratto: obiettivi di ricavi o di crescita, niente nuovo debito, niente cessione della proprietà intellettualePochi indici finanziari, ma i covenant su ricavi ricorrenti e crescita sono frequenti (Blakes)
GaranzieCosa può escutere chi presta se non paghiSoprattutto la proprietà intellettuale, di solito con debito senior garantito (Blakes)
Valori indicativi, variano per finanziatore e mercato. Fonti: Blakes (21 febbraio 2025), First Citizens Bank (consultata il 7 ottobre 2026), MF Milano Finanza (25 aprile e 28 febbraio 2026).

Due righe meritano una seconda lettura. I warrant pesano poco, ma entrano nel conteggio fully diluted delle quote e i prossimi investitori li vedranno. E l’ammortamento, cioè la restituzione del capitale a rate mensili, parte il giorno in cui finisce il preammortamento. Quella data conta più del tasso. L’esempio spiega perché.

La BEI segue uno schema diverso: di solito rimborso in un’unica soluzione alla scadenza (bullet) e una parte della remunerazione legata al rischio di equity della società. Alessandro Izzo, dirigente della BEI, l’ha riassunto così a MF nel maggio 2026: «scadenze lunghe, interessi differiti e una remunerazione legata anche a warrant o opzioni».

Quanto costa il venture debt? Un esempio con i numeri

Con i numeri si capisce meglio che con gli aggettivi. L’azienda è inventata, le condizioni stanno dentro gli intervalli della tabella.

Immagina una startup di software a Torino che ha appena chiuso una Serie A da 5 milioni di euro con una valutazione pre-money di 20 milioni, cioè il valore della società prima dei nuovi soldi. Brucia 250.000 euro al mese e vuole più margine prima della Serie B. Le strade sono due:

  • Opzione A: raccogliere 6,5 milioni di equity invece di 5, allo stesso prezzo.
  • Opzione B: tenere il round da 5 milioni e aggiungere 1,5 milioni di venture debt (il 30% del round), con interesse al 12%, 12 mesi di preammortamento, poi 24 rate mensili di capitale da 62.500 euro, commissione iniziale dell’1% e warrant pari al 10% del prestito al prezzo della Serie A.
A: round di equity più grandeB: Serie A più venture debt
Cassa raccolta6,5 mln di equity5 mln di equity + 1,5 mln di prestito
Quota che resta ai soci attuali75,5%79,5% (warrant inclusi)
Costo in contanti in tre anniNessunoCirca 382.500 euro (367.500 di interessi + 15.000 di commissione)
Uscite del mese 13250.000 euro327.500 euro (spesa + 77.500 al finanziatore)
Cassa al mese 182,0 mlnCirca 1,35 mln
Mesi di cassa senza nuovi soldi26Circa 22
Esempio inventato, solo a scopo didattico. Rate di capitale costanti, interessi sul debito residuo. Calcoli nostri.

Parti dalla proprietà. La diluizione è la parte di società che i soci attuali cedono quando si emettono nuove quote, e l’opzione B li lascia circa quattro punti più in alto: 79,5% contro 75,5%, warrant compresi. Se un giorno l’azienda venisse venduta a 100 milioni, quei quattro punti varrebbero circa 4 milioni, una decina di volte il costo in contanti del prestito. Se invece si ferma, l’equity in più non sarebbe costato nulla in cassa. Il prestito va restituito comunque.

Poi la runway, dove i conti si fanno meno simpatici. Con i soli 5 milioni la cassa dura 20 mesi. Un prestito da 1,5 milioni dovrebbe comprarne altri sei; qui ne compra circa due, perché le rate partono al mese 13 e si mangiano la cassa in più. Con 24 mesi di preammortamento, lo stesso prestito ti porta a circa il mese 24. Quando confronti due offerte, guarda prima la data della prima rata e poi il mezzo punto di tasso.

Chi fa venture debt in Italia e in Europa?

Il primo nome è la BEI. A ottobre 2024 ha prestato 20 milioni di venture debt, con il sostegno di InvestEU, a BeDimensional, spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia, per nuovi stabilimenti di grafene in Italia. A dicembre 2025 ha firmato con Scalapay 70 milioni di «scale-up debt», lo strumento per chi cresce in vista della quotazione: la prima volta per un unicorno italiano. Nel 2026 è arrivata Tensive. E MotorK, software per concessionari e case auto, aveva preso 30 milioni dalla BEI già nel 2018.

Due regole fanno della BEI un finanziatore per scale-up. Presta di norma tra 10 e 50 milioni di euro e chiede di investire almeno il doppio del prestito in ricerca e sviluppo, vendite e marketing nell’Unione europea. La scheda progetto di Tensive lo mostra bene: 20 milioni della BEI su un costo totale di 44.

Poi i fondi. All’inizio del 2026 CDP Venture Capital ha impegnato 15 milioni nel secondo fondo di Atempo Growth, piattaforma paneuropea con un ufficio a Milano: per CDP è il primo fondo di venture debt in portafoglio. Atempo struttura operazioni da 2-3 milioni fino a 50-60 milioni con partner istituzionali, e in Italia ha già finanziato MotorK.

Per le aziende più giovani la porta è un’altra: un prestito bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Per le startup innovative la garanzia è gratuita, Mediocredito Centrale non fa un’ulteriore valutazione del merito di credito e la copertura arriva all’80%, con un tetto di 5 milioni. A giugno 2025 il Fondo aveva garantito 17.400 finanziamenti a 7.875 startup innovative, 3,1 miliardi in tutto. L’importo medio? Circa 179.000 euro, per 59 mesi. È un normale prestito bancario, non venture debt: la nostra guida spiega come funziona il Fondo di Garanzia PMI.

In Europa il mercato si è ristretto nel 2025: Growth Capital ha contato 19,9 miliardi di venture debt in 629 operazioni, contro 27,7 miliardi in 841 operazioni nel 2024. In Italia, titolava MF ad aprile, lo strumento «ancora non sfonda». Tra i finanziatori storici c’è Kreos Capital, comprata da BlackRock nel 2023: allora contava 5,2 miliardi impegnati in oltre 750 operazioni in 19 paesi.

Quali sono i rischi del venture debt?

Il primo è il calendario, come mostra l’esempio. Le rate partono alla data scritta nel contratto, non il giorno in cui arriva la crescita. Se nel secondo anno i ricavi restano del 30% sotto il piano, i 77.500 euro al mese non si riducono con loro.

Il secondo sono i covenant, gli impegni scritti nel contratto. Carta avverte che mancare un obiettivo può costare caro, da interessi più alti allo stop a nuovo credito, e in alcuni contratti equivale a inadempimento. Poi c’è la clausola di material adverse change: tra i casi tipici di default, lo studio Blakes indica un peggioramento rilevante dell’attività o del sostegno degli investitori. Chi decide cosa è rilevante? Chiedilo prima di firmare.

Terzo, chi presta viene pagato per primo. Se l’azienda fallisce o viene venduta, i finanziatori incassano prima dei soci, privilegiati e ordinari, e la garanzia di solito poggia sulla tua proprietà intellettuale. Infine il venture debt dà per scontato un altro round. Prima di contarci, guarda com’è andato il venture capital nel terzo trimestre 2026.

Cosa legge per primo chi presta?

Il tuo modello finanziario, e dentro il modello la riga della cassa. Secondo First Citizens la maggior parte dei finanziatori si aspetta almeno 12 mesi di runway senza il prestito, un piano chiaro per usare il debito e raggiungere traguardi importanti e il sostegno di fondi di venture capital affidabili. La BEI chiede un modello di business sostenibile e un business plan. Lo stesso foglio di calcolo risponde quasi a tutto.

Chi presta, però, lo legge con altri occhi. Un investitore in equity si chiede quanto può diventare grande l’azienda. Un finanziatore si chiede se, in un anno storto, pagherai ancora le rate dal mese 13 al 36. Aggiungi quindi uno scenario prudente, con ricavi in ritardo di sei mesi sul piano, e mostra il servizio del debito mese per mese accanto a ogni verifica dei covenant. La nostra guida spiega come costruire un modello finanziario per startup che regge; se preferisci farlo con qualcuno dall’altra parte del tavolo, c’è il nostro servizio di modello finanziario.

Checklist prima di parlare con un finanziatore

  1. Chiudi prima il round di equity, o arrivaci vicino: il prestito si calcola su quello.
  2. Controlla la runway senza il prestito: First Citizens si aspetta almeno 12 mesi.
  3. Scrivi quale traguardo compra il prestito e in che mese conti di arrivarci.
  4. Metti il debito nel modello mese per mese: preammortamento, prima rata, commissioni, warrant, scenario prudente.
  5. Fatti dare tutte le condizioni per iscritto, covenant e material adverse change compresi.
  6. Aggiungi i warrant alla cap table fully diluted.
  7. Sei ancora al seed? Chiedi prima alla tua banca un prestito garantito dal Fondo.
Cos’è il venture debt in parole semplici?

Un prestito per startup che hanno già investitori di venture capital. Lo restituisci con gli interessi e chi presta di solito riceve anche dei warrant: il diritto di comprare in futuro una piccola quota al prezzo di oggi.

Il venture debt esiste in Italia?

Sì, per aziende che hanno già chiuso almeno una Serie A: la BEI presta di norma da 10 a 50 milioni di euro, Atempo Growth parte da 2-3 milioni. Le startup più giovani possono chiedere un prestito bancario garantito dal Fondo di Garanzia.

Il venture debt costa meno dell’equity?

In contanti no: gli interessi viaggiano intorno al 10-15% l’anno. In quote di solito sì, perché i warrant diluiscono molto meno di un nuovo round. Conviene solo se l’azienda cresce abbastanza da ripagarlo senza affanno.

Una startup al pre-seed può ottenere venture debt?

Raramente. I finanziatori vogliono prima equity da investitori professionali, e First Citizens guarda a chi ha raccolto almeno 4 milioni di dollari in un singolo round.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale, fiscale o di investimento. Le condizioni dei prestiti cambiano da finanziatore a finanziatore e con il mercato: fai leggere il contratto a un avvocato prima di firmare.

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

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Ogni due settimane, il mercato del capitale in cinque minuti di lettura.