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Equity crowdfunding Italia: come funziona e quanto costa

Come un'impresa italiana vende quote a centinaia di piccoli investitori online: chi regola il settore, quanto chiedono le piattaforme, quanto vale davvero il mercato e come preparare una campagna.

Equity crowdfunding Italia: come funziona e quanto costa

Immagina 600 persone che non hai mai incontrato. Ognuna possiede una fettina minuscola della tua azienda e si aspetta di avere tue notizie ogni tanto. Per qualche founder è un sogno: clienti che sono anche un po’ proprietari del marchio. Per altri è un secondo lavoro, quello di curare i rapporti con i soci. Hanno ragione entrambi, e quale dei due scenari ti capita dipende soprattutto da come ti prepari.

Se cerchi equity crowdfunding Italia su Google trovi soprattutto pubblicità delle piattaforme e poche risposte dirette. Qui ci sono le risposte dirette: chi regola il settore, quanto costa una campagna, quanto vale davvero il mercato e come prepararsi. La guida fa parte della nostra guida su come raccogliere capitali per una startup in Italia. Se parti da zero, prima c’è la mappa da zero al primo round.

In breve

  • L’equity crowdfunding è la vendita di azioni o quote della tua società a tanti piccoli investitori, attraverso una piattaforma online. In Italia la piattaforma deve essere autorizzata dalla Consob, che sente prima la Banca d’Italia.
  • Il Regolamento UE 2020/1503 si applica dal 10 novembre 2021. Un’offerta sopra i 5 milioni di euro in 12 mesi da parte della stessa società resta fuori dal Regolamento.
  • Nel 2024 in Italia ci sono state 161 campagne, l’86,1% di successo, per 112,38 milioni di euro raccolti. Nel primo semestre 2026 il report del Politecnico di Milano conta 37,96 milioni da 53 campagne, circa il 29% in meno dell’anno prima, e più di tre quarti sono andati al real estate.
  • Una guida italiana aggiornata ad agosto 2025 indica, per alcune piattaforme, una commissione di successo tra il 5 e l’8% del raccolto, prima dei costi legali, del video e della pubblicità.
  • Ottieni capitale e un pubblico. Ottieni anche un lungo elenco di piccoli soci da tenere informati per anni.

Cos’è l’equity crowdfunding e come funziona in Italia?

Con l’equity crowdfunding una società vende una parte di sé al pubblico, online. A comprare sono persone comuni che mettono qualche centinaio di euro a testa, non un fondo con un assegno grosso. Una guida italiana aggiornata nel 2025 dice che di solito si parte da 250 euro.

Sulla carta il meccanismo è semplice. Una piattaforma valuta la tua società e pubblica l’offerta. Ogni campagna fissa un obiettivo minimo e gli investitori sottoscrivono online fino alla chiusura. Se raggiungi l’obiettivo emetti nuove azioni (o nuove quote, se sei una SRL) e gli investitori entrano nella tua cap table, cioè l’elenco di chi possiede cosa. Se non lo raggiungi, la campagna fallisce.

Chi regola l’equity crowdfunding in Italia?

Le regole arrivano da due fonti. Da Bruxelles c’è il Regolamento (UE) 2020/1503, che dal 10 novembre 2021 si applica ai prestatori di servizi di crowdfunding in tutta l’UE. L’Italia ci aggiunge il decreto legislativo 30/2023. Con quel decreto la Consob autorizza le piattaforme dopo aver sentito la Banca d’Italia, mentre la Banca d’Italia autorizza banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica che vogliono offrire il servizio. Secondo il MIMIT il Regolamento si applica in modo pieno dal 2024.

Ricorda un numero: 5 milioni di euro. Un’offerta sopra i 5 milioni in 12 mesi dello stesso promotore del progetto resta fuori dal Regolamento (articolo 1, paragrafo 2, lettera c). Sotto quella soglia sei nel regime del crowdfunding. Sopra valgono altre regole e serve una consulenza diversa. La campagna media sta molto sotto la soglia, come vedrai nella prossima sezione.

A fine 2024 le piattaforme autorizzate in Italia erano 27. A luglio 2026 il report del Politecnico di Milano ne conta 37, di cui circa 30 attive. Un bel sito non è un’autorizzazione: prima di consegnare un solo documento controlla sul sito della Consob che la piattaforma sia autorizzata. Lo stesso Regolamento vale in tutti gli altri paesi UE, quindi quello che impari qui ti serve anche per una campagna altrove in Europa, anche se il mercato cambia.

Quanto vale l’equity crowdfunding in Italia? I numeri

PeriodoCampagneRaccoltoNote
2024, anno intero (MIMIT)161, di cui l’86,1% riuscite112,38 milioni di euro27 piattaforme autorizzate a fine anno; 742,88 milioni raccolti dal 2014
Primo semestre 2026 (Politecnico di Milano)53 riuscite37,96 milioni di euroCirca il 29% in meno dell’anno prima; 29,39 milioni real estate e 8,56 milioni altri settori; 877,22 milioni dal 2014
Fonti: relazione annuale MIMIT, 17 febbraio 2026; 11° report sul crowdinvesting del Politecnico di Milano, riportato da Eurocrowd, 28 luglio 2026. Le due fonti potrebbero non contare esattamente allo stesso modo.

Leggi la tabella due volte. Il mercato esiste, è piccolo e nel 2026 si sta restringendo. Il real estate ha preso 29,39 milioni dei 37,96 raccolti nel primo semestre 2026. Restano 8,56 milioni per tutti gli altri settori messi insieme, in sei mesi.

Se dividi i totali per il numero di campagne esce una media di circa 700.000 euro a campagna in entrambi i periodi (calcolo nostro, quindi solo indicativo). Le medie cancellano la distanza tra un marchio alimentare e un palazzo da ristrutturare.

E quell’86,1% di successo? Sono le piattaforme a scegliere quali progetti pubblicare. La percentuale racconta i progetti arrivati online, non le tue probabilità se ti presenti con un’idea e un logo.

Quanto costa l’equity crowdfunding, in euro e in quote cedute?

Alcune piattaforme chiedono una commissione di successo, cioè una percentuale su quanto raccogli. Una guida italiana aggiornata ad agosto 2025 la indica tra il 5 e l’8% e aggiunge che possono esserci costi extra. Non abbiamo trovato un confronto neutrale e recente tra le commissioni delle piattaforme: considera quella forbice un ordine di grandezza e chiedi a ogni piattaforma il listino completo per iscritto.

Importo raccoltoCommissione al 5%Commissione all’8%
100.000 euro5.000 euro8.000 euro
300.000 euro15.000 euro24.000 euro
700.000 euro35.000 euro56.000 euro
Calcolo nostro sulla forbice dal 5 all’8% riportata da Startup Geeks (aggiornata il 6 agosto 2025). Al netto di imposte e altri costi: conta il contratto con la piattaforma.

Poi aggiungi quello che la piattaforma non incassa: consulenza legale e contabile per preparare i documenti, magari una valutazione, un video, la pubblicità. E fai la domanda scomoda: cosa devo se la campagna fallisce? Il costo più grande, probabilmente, è il tuo tempo, perché una campagna somiglia più a un secondo lavoro che a un modulo da compilare.

Ora il costo in quote. Supponi che la tua società valga 2 milioni di euro prima della campagna (valutazione pre-money) e che tu raccolga 300.000 euro. Dopo vale 2,3 milioni, la valutazione post-money, e la folla possiede 300.000 diviso 2.300.000, cioè il 13,04%. La nostra guida su pre-money e post-money spiega la differenza.

Ecco la parte che sorprende. Se l’investitore medio mette 500 euro, hai 600 soci con circa lo 0,02% a testa. Ognuno finisce nella tua cap table (qui trovi come funziona una cap table) e ognuno può scriverti. Se il 13% sia la fetta giusta per 300.000 euro è un’altra questione, trattata in quanta equity cedere al seed. Molti founder proteggono il controllo con azioni o quote senza diritto di voto: nel report 2026 le offriva il 56,1% delle campagne, contro il 48,2% del 2025.

Crowd o business angel? Pro e contro

Il lato buono è concreto. Chi investe apprezza il tuo prodotto, e chi possiede un pezzetto di un’azienda ha un motivo per parlarne: la campagna funziona da lancio oltre che da raccolta. Nessun investitore detta da solo le condizioni, e questo va bene per un marchio di consumo con tanti fan.

I lati scomodi arrivano dopo. I tuoi numeri e la tua valutazione restano su una pagina pubblica per tutta la durata della campagna. Per anni risponderai alle domande di centinaia di piccoli soci. Alcuni investitori professionali preferiscono una cap table pulita, quindi chiedi a un futuro lead investor come vedrebbe un giro in crowd, prima di lanciare. E non contare sul pubblico della piattaforma per riempire il giro: porta il tuo.

Se preferisci una persona esperta a seicento sconosciuti, leggi come lavorano i business angel in Italia. Per un’azienda con un ciclo di vendita lungo un lead investor è spesso la scelta migliore, e come trovare investitori per una startup ti dice da dove cominciare.

Due dettagli italiani. Se la tua società è una startup innovativa, il MIMIT cita l’equity crowdfunding tra i tipi di investitore di uno dei criteri per mantenere lo status oltre il terzo anno: un aumento di capitale sopra i 50.000 euro, abbinato a un requisito sulla spesa in ricerca e sviluppo. Il resto lo trovi nella guida su startup innovativa: requisiti e vantaggi.

Poi ci sono le tasse. Le persone fisiche che investono in una startup innovativa possono detrarre dall’IRPEF il 65% nel regime de minimis, fino a 100.000 euro per periodo d’imposta e tenendo le quote almeno tre anni, e la società può ricevere al massimo 300.000 euro in tre anni (MIMIT). Come si applichi a un giro in crowdfunding lo chiedi alla piattaforma e al tuo commercialista. La nostra guida sugli incentivi fiscali per chi investe in startup, Italia e USA ne dà il quadro.

Come si prepara una campagna di equity crowdfunding?

Parti molto prima del giorno del lancio. Sette passi, in quest’ordine:

  1. Decidi quanto ti serve e cosa ci compri: un’assunzione, il magazzino, il lancio di un prodotto. Prima ragiona sul prossimo tratto di strada dell’azienda, poi sull’importo. La guida sui primi 50.000 euro per una startup racconta i giri che vengono prima.
  2. Fissa la valutazione e la percentuale che cedi, e preparati a difendere quel numero in pubblico.
  3. Metti in ordine la cap table. Le quote di un ex socio che se n’è andato anni fa sono la sorpresa che non vuoi trovare a campagna in corso.
  4. Scegli la piattaforma: confronta commissioni, campagne passate nel tuo settore, dimensione del pubblico e serietà dei controlli. Parla con due founder che hanno fatto una campagna lì e verifica l’autorizzazione con la Consob.
  5. Prepara il materiale: un video breve, una scheda di una pagina, previsioni che sai difendere e un elenco onesto dei rischi.
  6. Raduna i primi sostenitori prima del lancio: amici, clienti, iscritti alla newsletter. Una campagna che parte da zero sembra abbandonata.
  7. Pianifica il giorno dopo. Centinaia di piccoli soci vogliono aggiornamenti e qualcuno che risponda alle loro email. Il nostro modello di investor update è un buon punto di partenza.

La tua checklist prima di scegliere la piattaforma

  • La piattaforma è autorizzata dalla Consob? Controlla sul sito della Consob, non su quello della piattaforma.
  • Hai letto il listino completo, compreso cosa paghi se la campagna fallisce?
  • L’importo resta molto sotto i 5 milioni di euro in 12 mesi.
  • Sai che percentuale cedi e chi finisce nella cap table.
  • Un primo gruppo di sostenitori è pronto per il giorno uno.
  • Hai chiesto al commercialista cosa comporta la campagna a livello fiscale, per te e per gli investitori.
Cos’è l’equity crowdfunding?

Un modo per una società di vendere azioni o quote a tanti piccoli investitori attraverso una piattaforma online. Gli investitori diventano soci, a differenza del reward crowdfunding, dove chi sostiene il progetto riceve un prodotto.

L’equity crowdfunding è legale in Italia?

Sì, tramite piattaforme autorizzate dalla Consob ai sensi del Regolamento (UE) 2020/1503 e del decreto legislativo 30/2023. Prima di candidarti verifica l’autorizzazione della piattaforma.

Quanto si può raccogliere con l’equity crowdfunding in Italia?

Secondo il Regolamento UE, fino a 5 milioni di euro in 12 mesi per lo stesso promotore. Oltre, l’offerta resta fuori dal Regolamento. Nel 2024 la media è stata di circa 700.000 euro a campagna (nostra divisione dei dati MIMIT).

Qual è l’investimento minimo?

Lo decide ogni campagna. Una guida italiana aggiornata nel 2025 indica che di solito si parte da 250 euro.

Chi investe ha agevolazioni fiscali?

Forse. Le persone fisiche che investono in una startup innovativa possono detrarre dall’IRPEF il 65% nel regime de minimis, fino a 100.000 euro per periodo d’imposta, se tengono le quote almeno tre anni. Chiedi a un professionista come si applica a un giro in crowdfunding.

Questo articolo è un’informazione generale, non una consulenza legale o fiscale. Le regole cambiano: verifica le regole della Consob e le condizioni della piattaforma, o chiedi a un professionista prima di lanciare una campagna.

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Contenuto informativo: non costituisce consulenza in materia di investimenti né offerta al pubblico.

L’autore

Cassio Thiengo

Prepara startup e PMI a raccogliere capitali e ad aprire nuovi mercati tra Europa, Stati Uniti e America Latina, e lavora con investitori dall’Europa, dal Golfo e dall’Asia. Ha base a Milano.

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